Veneto

La data delle elezioni

Si alza il livello dello scontro sulla data delle elezioni. Approdato nell’aula di Montecitorio il decreto, approvato in commissione, che rinvia in autunno le Regionali, le Comunali, il referendum costituzionale e le suppletive di Camera e Senato. Il testo apre una finestra tra il 15 settembre e il 15 dicembre. Ma il sottosegretario Achille Variati ha confermato che l’orientamento del Governo è per il 20 e 21 settembre. Con ballottaggio il 4 e 5 ottobre. Però resa nota la mossa di un fronte trasversale di governatori uscenti, che pone un caso istituzionale al di là del dibattito politico. I presidenti di Veneto, Liguria, Campania, Puglia e Marche hanno scritto a Sergio Mattarella. Chiedono l’intervento «a tutela del principio di leale collaborazione tra gli organi della Repubblica su cui è fondata la nostra Costituzione». Adoperandosi in sostanza perché il voto avvenga in estate. Mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia spingono per un ulteriore rinvio in avanti. 

Il parere

Il leghista Luca Zaia, l’ex azzurro Giovanni Toti, i dem Michele Emiliano, Vincenzo De Luca e Luca Ceriscioli affermano che la proroga della data, che «può essere giustificata solo da ragioni sanitarie ed emergenziali, sta assumendo i contorni di una decisione politica. E, ci sia concesso, basata sulla convenienza di parte. Che a nostro avviso non può giustificare la compressione dell’autonomia legislativa regionale e il diritto di voto degli elettori».

I governatori in carica citano il parere del Comitato tecnico-scientifico. Secondo cui «esigenze sanitarie sconsigliano fortemente di ritardare le elezioni verso i mesi autunnali. In quanto potrebbe aversi una recrudescenza del virus che porterebbe a dover rinviare la scadenza elettorale di ulteriori, troppi, mesi». Nella missiva toccato anche un tema già menzionato da Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni, reputando «assolutamente inopportuna la fissazione di una data che pregiudichi la riapertura delle scuole».

I 50 giorni per la data delle elezioni

La vicenda si intreccia con la battaglia in corso in Consiglio regionale a Venezia. Dove si è accesa la discussione sul progetto di legge con cui il centrodestra vuole che la pubblicazione sul Bur del decreto che indice le consultazioni avvenga non più 60, bensì 50 giorni prima del voto.

«È singolare dice il dem Stefano Fracasso che non si possa votare a settembre quando invece si può fare il Festival del Cinema. Crediamo che in una situazione come questa portare alle urne una volta sola gli elettori anziché tre (tra Regionali, Comunali e referendum) sia la decisione giusta. Per ragioni sanitarie, economiche e organizzative». 

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