Veneto

La giornata più nera per il Veneto

Quella di ieri è stata la giornata più nera che il Veneto abbia conosciuto dall’inizio della pandemia. Con tutti i record che sono stati infranti, uno dopo l’altro: i decessi, i nuovi contagi, i ricoveri tanto in area medica, quanto in terapia intensiva. In una sola giornata, il Veneto ha visto spegnersi 151 persone a causa del Covid. Sono 4.634 dall’inizio della pandemia. Una pandemia che corre a perdifiato, come dimostra il secondo record sgretolato, quello relativo ai nuovi contagi: 3.904 in 24 ore. Praticamente uno ogni 20 secondi. Con il superamento del record precedente di 3.820 positivi che resisteva dal 7 novembre. Ma è un dato in parte falsato dai “vecchi” 427 tamponi positivi provenienti da un laboratorio privato, arrivati solo ieri.

Le terapie intensive

Altro record che allarma è quello dei ricoveri, tanto in area medica – 2.855, ennesimo tassello di un’escalation che continua da settimane -, ma soprattutto in terapia intensiva. Qui sono 357 i posti letto occupati, con il superamento dell’unico record che resisteva dalla prima ondata: 356. Era il 30 marzo. «Siamo rimasti in bilico per settimane tra zona gialla e zona arancione. Ma, non avendo mai predisposto il lockdown, era evidente che il contagio avrebbe continuato a propagarsi.

Antonella Viola

Era la mia preoccupazione fin dall’inizio e i dati di oggi non mi sorprendono» commenta l’immunologa padovana Antonella Viola. «In questo momento è necessario intervenire a livello di singoli e come collettività. Serve una decisione, per capire se interverremo prima del Natale, nel timore che, nonostante gli avvertimenti, le vacanze possano portare con sé un ulteriore aumento dei casi. O se decideremo di fidarci della responsabilità individuale. Zaia sta cercando di capire come scoraggiare gli assembramenti». Il timore è quello di arrivare alla terza ondata con gli ospedali sotto stress: «Ma siamo ancora in piena seconda ondata e parlare della terza è inopportuno. Dobbiamo esaurire questa fase, per poi cercare di mantenere piatta la curva, nella speranza di non conoscere la terza ondata».

Fragile equilibrio

Sulla situazione di equilibrio tra zona gialla e zona arancione interviene anche Christian Ferrari, segretario regionale di Cgil: «Stiamo pagando un prezzo altissimo per l’essere rimasti zona gialla e ne pagheremo uno ancor più salato se la classificazione sarà confermata. Nelle ultime due settimane abbiamo registrato oltre 1000 morti. Le terapie intensive sono cresciute di 14 unità, mentre a livello nazionale si sono ridotte di 528. I ricoveri in area non critica sono cresciuti di 129 unità, mentre a livello nazionale sono scesi di 4660» l’analisi del sindacalista. «Questo andamento farà presto esplodere le strutture ospedaliere e metterà ancor più a rischio la salute degli operatori, che saranno costretti a turni di lavoro massacranti. È poi evidente che le autorità regionali non hanno intenzione di prendere provvedimenti restrittivi adeguati, e temiamo che l’ultima ordinanza produrrà pochi effetti».

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