Veneto

La rivolta dei sanitari vaccinati «Così vince l’arroganza no-vax»

«Noi siamo sicuri di essere dalla parte del giusto, siamo persino tutelati da una legge, ma alla fine hanno vinto loro. Con tutta la loro arroganza, hanno vinto loro. Fossi no vax anch’io, adesso la “farei pesare” a noi operatori vaccinati». Le parole sono di un’infermiera dell’ospedale Civile di Venezia.

I medici vaccinati non ci stanno

Racconta l’atmosfera tesa, l’aria pesante che si respira nei reparti. Gli operatori sono quasi distinti in due schieramenti: da una parte c’è chi, magari anche senza convinzione, si è sottoposto al vaccino e dall’altra chi ha tenuto duro e alla fine ha vinto. Mentre entra in vigore l’obbligo di esibire il Green pass per andare nei bar e nei ristoranti al chiuso, per andare nei cinema, in palestra, mentre si parla di certificazione verde per professori e bidelli, i medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari potranno continuare a lavorare, a visitare, a operare negli ospedali e nelle case di riposo venete, anche senza avere ricevuto il vacci

Il dietrofront di Zaia

Dopo un braccio di ferro durato quattro mesi, il presidente della Regione Luca Zaia ha annunciato la resa, sancendo la vittoria dei sanitari antivaccinisti persino su una legge dello Stato. Perché la Regione, da anni in sofferenza per il personale sanitario, non può permettersi di allontanare risorse preziose, anche se potenziali vettori del contagio di quel virus che ha messo in ginocchio la stessa sanità. Un cortocircuito che rende ancora più bella la vittoria agli occhi dei no vax, che da mesi si dicono insostituibili. Nel Veneziano sono 2.834, per la maggior parte Oss, e già iniziano a registrarsi le prime cancellazioni da parte degli operatori che si erano convinti a prenotare finalmente la seduta vaccinale, con il timore di un demansionamento o di una sospensione che ormai sembravano a un passo

La ribellione dei medici

«Noi operatori sanitari dovremmo dare l’esempio. Costi quel che costi, bisogna sospendere i medici che senza alcuna ragione non vogliono vaccinarsi. Anche accorpando i reparti, nel caso in cui i numeri non dovessero consentirci di fare altrimenti. C’è una legge, la si applichi. Bisogna tutelare il principio della certezza della pena», sostiene Giovanni Leoni, presidente dei medici. Niente da fare, il provvedimento è congelato. Non per 34 sanitari vicentini no vax, per i quali è già stata disposta la sospensione da parte dell’azienda sanitaria berica. «Non è possibile che gli operatori siano sospesi in una regione e non in un’altra, o persino in certe Usl e non in altre», sostiene Leoni.

I no vax festeggiano. Ma cosa?

Mentre festeggia la schiera veneziana dei no vax, incoraggiata da fiumi di commenti sui social, che ergono gli operatori a eroi riusciti a ribellarsi alla dittatura sanitaria. Molti di questi, alcuni mesi fa si erano dati appuntamento davanti all’ospedale Dell’Angelo, per una partecipata manifestazione organizzata dal sindacato Cub. Erano coperti da occhiali scuri, mascherina e cappello per non farsi identificare. Le foto erano passate per le mani di Andrea Maschera, presidente dei tecnici di Radiologia, che invece aveva riconosciuto diversi colleghi. «L’obbligo vaccinale è un dovere deontologico e, come presidente dell’Ordine, farò di tutto perché queste persone vengano allontanante dalle attività più a rischio», le sue parole.

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