Veneto

La stretta di Zaia nel week end

È un’estate di passione quella di San Martino. Secondo indiscrezioni, l’ordinanza anti-assembramenti che Luca Zaia firmerà stamani prevede, a partire dal week end, misure più stringenti nell’accesso ai locali pubblici, ai centri storici cittadini e allo shopping. Prescritta la mascherina all’aperto in presenza di passanti, è sancita la chiusura prefestiva e festiva dei parchi commerciali – megastore e outlet incomprensibilmente “graziati” dal Dpcm governativo- né si esclude di estendere il divieto domenicale ai negozi qualora il trend del contagio non rallenti. Ancora: a partire dal primo pomeriggio nei bar la consumazione avverrà esclusivamente “da seduti” mentre i cibi e le bevande acquistate per asporto non potranno essere assaporati in prossimità degli esercizi. Esclusi, al momento, i blocchi agli spostamenti extracomunali ipotizzati alla vigilia: si ricorrerà «per l’ultima volta» alla moral suasion.

Il confronto

L’obiettivo dichiarato è scongiurare il ripetersi delle scene “ferragostane” che hanno scandito il fine settimana alle spalle: ressa nelle piazze, locali e parchi commerciali gremiti, affollamenti nelle spiagge, allegre scampagnate. Una corsia preferenziale alla diffusione del contagio che ha accelerato contagi e ricoveri, sia in Veneto che nelle regioni “gialle” limitrofe, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, tanto da suggerire al governatore di Palazzo Balbi un’azione concertata con i colleghi Massimiliano Fedriga e Stefano Bonaccini, autori in queste ore di provvedimenti analoghi. «Non chiediamo ordinanze ai sindaci, li ringraziamo invece della leale collaborazione espressa, a preoccuparci in particolare è la situazione di alcune città: domenica, il Comune di Verona è stato costretto a istituire il senso unico per i pedoni, così non si può andare avanti», la premessa

L’accusa di Zaia

Sembra difficile scindere l’iniziativa dal pressing esercitato dall’Istituto superiore della sanità, tenace nel richiedere misure più stringenti pena una riclassificazione arancione… «Niente affatto, ho agito in modo del tutto autonomo, non c’è una spada di Damocle da parte dell’Ìss, l’eventualità di lockdown non dipende da Roma ma dal comportamento dei cittadini, ad oggi il nostro indice epidemiologico risponde al grado di rischio moderato», la replica di Zaia. Lesto a rivendicare l’avvenuta inclusione dei tamponi rapidi nel computo ufficiale del ministero della salute; la sanità nostrana ne effettua 120-130 mila la settimana, sommati ai molecolari (2,5 milioni da marzo ad oggi) raddoppiano l’entità del testing abbattendo così la percentuale dei positivi “scovati”, un indicatore – quest’ultimo – fondamentale nel determinare il tasso di contagio Rt e la conseguente soglia d’allerta. «È una vittoria del Veneto», sentenzia il governatore «ma anche di tutta quell’Italia pronta, come noi, a introdurre ogni innovazione possibile nella lotta al Covid».

frecciata al premier

Assai meno apprezzata l’allusione di Giuseppe Conte alla clausola di supremazia statale in tempi d’emergenza: «Non cerco polemiche, anzi le evito, ma l’espressione del premier non ha fondamento. Anzitutto, le Regioni hanno sempre sottoscritto i decreti del consiglio dei ministri, evitando di frapporre ostacoli anche in presenza di atti discutibili. E poi la clausola invocata vale per gli Stati federalisti, come la Germania della cancelliere Merkel, non certo per l’Italia retta da un sistema centralista».

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