Veneto

La stretta di Zaia

Frotte di giovani accalcati che sorseggiano lo spritz, commensali a contatto di gomito che chiacchierano per ore a volto scoperto, va e vieni di gente che passeggia alternando pizza e birra. Comprensibile il desiderio di socialità, reale il rischio di riaccendere i focolai del contagio. Muove da questa premessa, ispirata alle istantanee del weekend nelle città venete, l’ordinanza anti-assembramenti firmata da Luca Zaia e in vigore da oggi al 5 marzo, allorché il nuovo Dpcm ridisegnerà le misure igienico-sanitarie alla luce dell’andamento epidemiologico. Se il provvedimento del governatore non limita le attività economiche, detta però regole minime di sicurezza ad esercenti e clientela: dalle 15 alle 18 (l’ora di chiusura) è obbligatoria la consumazione da seduti in bar e ristoranti, inclusi gli spazi all’aperto, nonché il rispetto del distanziamento sociale (un metro almeno) tra avventori. L’abbassamento della mascherina è ammesso soltanto nell’atto di consumare cibi e bevande, viceversa si dovrà coprire naso e bocca come in ogni altra situazione di contatto; gli esercizi sono chiamati a segnalare in un cartello la capienza massima consentita ed è vietato mangiare e bere nelle vicinanze dei locali d’asporto. Ancora, è «fortemente raccomandata» e svincolata da limiti d’orario, la consegna a domicilio.

Il rapporto coi sindaci

C’è anche un passo riservato ai sindaci, allarmati dalle resse del fine settimana e lesti a sollecitare un intervento della Regione: in presenza di rischi per la salute pubblica è riaffermata la loro facoltà di chiudere o limitare l’accesso a strade, piazze e centri storici, già sancita dalla legislazione nazionale: «In un primo tempo si è pensato di riservare questo potere ai capoluoghi, l’abbiamo esteso a tutti i Comuni per evitare fughe di massa verso i luoghi esenti da divieti».

La confcommercio

Nel complesso, misure attenuate e già sperimentate nel corso della pandemia. «Un’iniziativa di buon senso, resa necessaria dai comportamenti inaccettabili dei giorni scorsi, facciamo appello al senso civico di responsabilità», è il commento di Patrizio Bertin, il presidente di Confcommercio, che dà voce così al sollievo della categoria, forse timorosa di misure più stringenti, peraltro non escluse qualora il Covid rialzasse la testa. Al momento Zaia non coglie segnali in tale direzione: «La curva prosegue nella discesa, dall’inizio dell’anno il numero delle infezioni si è ridotto di due terzi e i ricoveri, rispetto al picco di fine dicembre, sono dimezzati». La stessa incidenza percentuale positivi/tamponi è crollata all’1,78%, tuttavia… «Non viviamo in una bolla, l’Alto Adige ha introdotto il lockdown, l’Umbria le microzone rosse, mezza Europa fronteggia una crescita dei malati e il pericolo delle varianti è ormai accertato dalla scienza. Forse il Veneto ha già scontato la terza ondata frammista alla seconda, certo è impensabile revocare l’allarme prima che la circolazione del Covid sia davvero cessata».

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