Veneto

La UE mette il Veneto in rosso scuro

Nervi tesi sull’asse Venezia-Bruxelles. Illustrando la mappa del contagio continentale, il commissario europeo per la giustizia, il belga Didier Reynders, ha indicato Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna tra le probabili regioni «rosso scuro», sottoposte cioè (al pari della provincia di Bolzano) all’obbligo di test e quarantena per viaggiare nei Paesi dell’Unione. Al riguardo, il criterio comunitario considera il numero cumulativo di contagi ogni 100 mila abitanti negli ultimi 14 giorni: qualora il valore superi i 500, entra in vigore la restrizione. Nel dettaglio, al bacino emiliano l’Ue attribuisce 528 casi, 656 a quello veneto, 696 all’Alto Adige e 768 al Friuli.

La rabbia

Pur trattandosi di proiezioni e non di classificazioni definite, l’eventualità -decisamente penalizzante per territori vocati all’export e alla mobilità – ha suscitato la vivace reazione dei governatori coinvolti, lesti a contestare il fondamento scientifico delle misure ventilate: «Imporre ai cittadini delle nostre regioni questi vincoli significherebbe penalizzare le amministrazioni che effettuano il maggior numero di tamponi e non, come sarebbe invece necessario, operare una valutazione su parametri epidemiologici oggettivi», affermano Luca Zaia, Stefano Bonaccini e Massimiliano Fedriga in una nota congiunta; «Il dato dell’incidenza sui centomila abitanti implica che la decisione viene operata sul numero assoluto di positivi riscontrati e ne deriva dunque una situazione paradossale che, anziché incentivare le istituzioni a potenziare i controlli sui cittadini, andrebbe a premiare quelle realtà che, per non rischiare di sforare i parametri indicati, dovessero deliberatamente decidere di ridurre la somministrazione di test alla popolazione».

Dal Veneto

L’argomentazione, già adottata da Palazzo Balbi nel contestare la graduatoria nazionale dei contagi, è ribadita in serata da Zaia: «L’errore di fondo è immaginare che i dati italiani siano uniformi, le verità è che chi fa tanti tamponi trova tanti positivi, chi ne fa meno ne trova meno. In Veneto arriviamo a 60-65 mila al giorno, in altre regioni se ne fanno magari un decimo. Com’è possibile un confronto omogeneo? La nostra incidenza percentuale di positivi sui test eseguiti giornalmente non ha mai superato l’8% e in questi ultimi venti giorni si attestata tra il 2% e il 4%». E il controverso numero di contagi per centomila abitanti? «Siamo a 201,34 casi su base settimanale», replica il presidente veneto esibendo il report del ministero della salute.

Le spese

L’ironia della sorte vuole che la disputa coincida con il picco in discesa di infezioni e ricoveri in ambito regionale, tale da alimentare l’aspettativa di un prossimo ritorno del Veneto in fascia gialla dopo le tre settimane trascorse in arancione: «Lo speriamo tutti, la nostra gente ha fatto sacrifici per questo, però bisogna stare attenti, in giro vedo ancora tanti senza mascherina». Che altro? Mentre i governatori di centrodestra sollecitano una revisione dei criteri di classificazione in fasce di rischio alla luce del caso Lombardia, la questione Europa rispunta nella polemica leghista, stavolta sul versante Next Generation, in relazione alla ventilata volontà del premier Conte di escludere le regioni dalla gestione dei fondi stanziati per il rilancio dell’economia: «È l’atto gravissimo di un governo moribondo, in tutta l’Unione solo l’esecutivo Pd-5 Stelle sta imboccando questa scellerata direzione, Germania, Spagna e Francia fanno l’esatto contrario», protesta l’eurodeputata Mara Bizzotto. «È inammissibile che il Veneto, virtuoso nella spesa pubblica e negli investimenti, si veda privare di risorse destinate a finire, una volta ancora, nel calderone governativo fatto di sprechi, mancanza di soluzioni e lontananza dai bisogni effettivi della nostra gente», rincara Luciano Sandonà, il presidente della commissione bilancio in consiglio regionale.

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