Veneto

Lavoratori stranieri stagionali del turismo: senza permesso di lavoro e quindi senza vaccino

Senza permesso di soggiornonon hanno diritto a essere vaccinati contro il Covid, né possono ambire a un contratto di lavoro regolare. E il paradosso consiste nel fatto che, proprio ora, ci sarebbe un enorme bisogno di stagionali, soprattutto considerando che molti lavoratori si sono “riciclati” dedicandosi ad altre professioni e tanti altri, stranieri, sono tornati nel rispettivo Paese di origine. Servirebbe il permesso di soggiorno, quindi. Ma, in mesi inghiottiti da zone rosse e lockdown, le pratiche sono state quasi tutte bloccate. È il limbo in cui si trovano oltre cinquemila cittadini stranieri, immigrati in attesa di regolarizzazione nella provincia di Venezia. Vorrebbero regolarizzare la loro posizione, ma da oltre un anno sono intrappolati in una ragnatela burocratica.

L’ufficio immigrazione

«Nel 2020, in tutta la provincia di Venezia sono state presentate oltre 2.500 richieste di permessi di soggiorno. Ma tutti gli appuntamenti presi fino ad aprile sono stati cancellati, perché gli uffici erano chiusi e hanno riaperto soltanto a maggio. Di conseguenza, i permessi sono stati concessi solo in minima parte» spiega Massaer Diane, responsabile dell’ufficio immigrazione di Cisl, nonché presidente veneziano di Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere). A livello nazionale, è stato rilasciato appena il 5% degli oltre 200 mila permessi richiesti nel corso dell’ultimo anno. La percentuale è più alta, ma non di molto, nel Veneziano; e, proprio per rispondere agli enormi ritardi, la settimana scorsa la Prefettura ha rinforzato la squadra con altre 15 persone, per smaltire le pratiche accumulate. «I ritardi nella consegna dei permessi di soggiorno sono la causa di tutti i mali che vivono gli immigrati» sostiene Diane. «Le domande sono tantissime, ma i dipendenti per prenderle in considerazione non sono sufficienti. La legge stabilisce che il permesso debba essere rilasciato entro venti giorni dalla richiesta, eppure c’è chi aspetta anche sei mesi. Accade persino che vengano consegnati permessi di soggiorno già scaduti. Tutto questo è inaccettabile». Anche perché queste persone, senza permesso di soggiorno, non possono essere vaccinate contro il Covid.

Quanti sono

Sono oltre cinquemila soltanto nella nostra provincia; in passato si era parlato della possibilità di prevedere delle sedute extra di profilassi proprio per tendere una mano a questo consistente pezzo “sommerso” di Italia, ma poi non se ne è più fatto niente. «Non avere il permesso di soggiorno significa non avere la tessera sanitaria e non avere un medico di famiglia di riferimento. La nostra battaglia è anche per i senza fissa dimora, che si trovano nella stessa situazione degli immigrati irregolari. Senza contare che vaccinare queste persone significa tutelare l’intera comunità» sottolinea Diane.

Il turismo

La questione si intreccia anche con il tema del turismo, che fatica a decollare, trattandosi di un settore i cui lavoratori (stranieri irregolari) non hanno avuto diritto a presentare domanda di emersione nel 2020. «È stato previsto soltanto per i settori dell’assistenza familiare e della cultura. Ai lavoratori del turismo non è stato concessa la possibilità di regolarizzare la loro posizione ed è una vera e propria discriminazione» spiega Diane. «Per questo, con l’avvicinarsi dell’estate, moltissimi titolari di alberghi e ristoranti stanno facendo una grande fatica a trovare dei lavoratori stagionali».

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