Veneto

Lo stop allo sci fa infuriare Zaia “subito i ristori”

La Lega non ci sta e da Venezia a Trieste e Milano intona un coro di lamento contro lo stop allo sci deciso dal ministro Speranza. Il rinvio era nell’aria, il Cts era stato chiaro con l’invito alla prudenza, ma i governatori di centrodestra dell’arco alpino guidati da Luca Zaia e Attilio Fontana hanno forzato la mano firmando ordinanze per autorizzare l’apertura dello sci da oggi, 15 febbraio. Niente da fare. Non si può. Il virus è ancora in agguato. Con il sole che splende e illumina le Dolomiti come si può rinunciare alle neve che è salute, allegria e divertimento? Meglio un rifugio di montagna che un bar nel centro di Roma affollato come a una processione, dicono tra le valli bellunesi mentre scorrono le immagini dei mondiali a Cortina. Senza pubblico. Con le tribune deserte. Solo tv. Il Covid ha imposto regole durissime a uno spettacolo mirabile.

L’illusione

La voglia di sciare dei turisti però si spegne alle 7 di sera, quando da Roma il ministro arriva il decreto del ministro Speranza. Immediato il commento del presidente Luca Zaia, uscito con la velocità della luce. «Prendiamo atto della ordinanza del ministro Speranza che fa slittare la chiusura impianti sci fino al 5 marzo. Pur considerando che la salute dei cittadini viene prima di tutto, è innegabile che questo provvedimento in zona Cesarini mette in crisi tutti gli impiantisti. In Veneto io avevo firmato un’ordinanza che decretava il via dal 17 febbraio», scrive Zaia. «Per cui tutti gli operatori avevano già predisposto ogni cosa: erano state preparate le piste, i rifugi erano già pronti ad accogliere. E avevamo previsto di aprire al 30 per cento, rispettosi delle regole di salute pubblica. Certamente il provvedimento mette in difficoltà tutti coloro che si erano adoperati per una stagione che non è mai iniziata e che ora devono addirittura sobbarcarsi i costi di un riavvio che ormai non ci sarà fino al 5 marzo. Il danno è quindi ancora più pesante».

Draghi propone

E qui arriva la proposta al nuovo governo Draghi. « Bisogna pertanto provvedere a ristorare ampiamente una economia fondamentale per le nostre zone montane, una economia che è fatta anche di stagionali e di persone che lavorano nel mondo ampio del settore dell’ospitalità. Parliamo di un settore praticamente massacrato: su 65 mila posti di lavoro persi, ben 35 mila sono del settore turistico che è la prima industria del Veneto con 18 miliardi di fatturato. Prendo dunque atto di un provvedimento che arriva molto, troppo tardi, superando ampiamente anche i tempi supplementari. Bisogna provvedere immediatamente ai ristori e agli indennizzi per il danno ricevuto. Siamo tutti convinti che la salute sia un bene assolutamente primario: ma non possiamo continuare ad assistere a questo balletto di dichiarazioni, col Cts che prima dice che possono essere aperte le piste da sci e poi una dichiarazione mediana che esprime preoccupazione fino al niet finale. Così è impossibile programmare alcunché», conclude Zaia.

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