Veneto

Lotta al coronavirus in Veneto. Polemiche e virtù

Nel bollettino veneto di venerdì 3 aprile sulla lotta al Coronavirus, il dato che spicca è quello relativo ai pazienti dimessi. 1031 in tutto dall’inizio dell’epidemia. Per la prima volta il delta è positivo rispetto a quello dei ricoverati. In calo ormai dagli ultimi 3 bollettini, con 1964 ospedalizzati, 7 in meno rispetto a giovedì. Un indicatore significativo, secondo il Governatore della Regione Luca Zaia, che va a incidere soprattutto sulla gestione delle strutture sanitarie. Ma che non deve far abbassare la guardia. «Ora la sfida è tutta nostra. Il modello funziona. Ma la prossima sarà una settimana cruciale». Ha spiegato il Presidente, sottolineando come un unico dato non faccia tendenza e chiedendo ai veneti un ulteriore sforzo fino a Pasqua.

I dati aggiornati sulla lotta al Coronavirus

Continuano ad aumentare i contagiati da Covid-19 in Veneto, con 10.464 casi positivi dall’inizio dall’epidemia. Da interpretare però in relazione all’arrivo dei risultati dei tamponi rimasti arretrati per la mancanza dei kit reagenti. Il dato peggiore è quello della provincia di Verona, con 2.488 casi. Seguono Padova con 2.467 e Treviso con 1.657. In crescita anche i decessi, 572 in totale. Su cui pesano i focolai delle case di riposo, ma si arresta a 335 il numero di pazienti attualmente in terapia intensiva.

La crisi economica

Da un lato c’è la perdita di Pil, dall’altra la necessità di preparare un piano di riapertura preciso e graduale. In modo da evitare misure affrettate ed eventuali successive ricadute. Hong Kong docet. «Il Veneto ha un Pil di 150 miliardi annui. Un mese di fermo significa una perdita di 12-13 miliardi». Ha riferito Zaia in conferenza stampa. «Spero di poter chiudere la partita sanitaria per dare presto risposte economiche». A fronte di una cifra di 100 milioni di euro finora stanziata dalla Regione per fronteggiare l’emergenza con l’acquisto di respiratori, test e DPI, il Governatore ringrazia i veneti per l’eccezionale generosità. Le donazioni di privati e imprese toccano ormai quota 20 milioni. Intanto è stato firmato lo stato di crisi per il settore agricolo, operazione necessaria per l’accesso al fondo di solidarietà nazionale.

«L’Europa non può restare fuori da questa partita»

Dura la denuncia del Presidente della Regione Luca Zaia nei confronti dell’Europa: «Non servono i messaggi di solidarietà. Servono i soldi, oltre che un intervento più vigoroso da parte del Governo. Se l’Europa è la “madre” di tutti, si sta dimenticando di qualche suo “figlio”. A fronte dei 550 miliardi di euro con cui la Germania sostiene le proprie imprese, serve un garante che permetta a tutti di ripartire in egual misura. Finora invece l’Europa ha latitato. Ma quale situazione può essere peggiore di questa per scendere in campo?», afferma il Governatore. «E lo dico da europeista convinto». 

Lotta al Coronavirus ed Europa

Soltanto mercoledì scorso la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si era di fatto scusata con l’Italia in una lettera aperta a Repubblica. Dichiarando che «il Paese colpito più duramente è diventato anche la più grande fonte di ispirazione per noi tutti». E che «oggi l’Europa si sta mobilitando al fianco dell’Italia. Purtroppo non è stato sempre così». Ora si è però acceso il dibattito tra le forze politiche sui 100 miliardi del programma “Sure”. Definito dalla Von der Leyen come un “sostegno europeo alla cassa integrazione”. Non si tratta infatti di fondi europei, ma di soldi raccolti dalla Commissione sui mercati finanziari. Con l’emissione di titoli garantiti per 25 miliardi di euro dagli Stati aderenti che accedono ai finanziamenti. 

Restrizioni prorogate fino a Pasquetta

Nel concreto il Veneto si prepara a un ulteriore giro di vite. Da sabato 4 aprile entrata in vigore la nuova ordinanza firmata dal Presidente della Regione, valida fino al 13 aprile. Il provvedimento si allinea in parte all’ultimo Dpcm del Governo, ma con alcune peculiarità tarate sulla realtà veneta. La stretta riguarda in particolare i mercati all’aperto, che dovranno essere perimetrati con un solo punto di ingresso e uscita. Obbligatori la sorveglianza. Il rispetto della distanza di sicurezza e l’uso di guanti e mascherine. O in ogni caso di dispositivi di protezione, come nei supermercati e in tutti gli esercizi commerciali. L’attività florovivaistica rimarrà aperta esclusivamente per le consegne a domicilio. Inoltre le sanzioni applicate per la violazione delle norme saranno versate sul conto corrente regionale dedicato alla lotta al Coronavirus.

L’università di Harvard premia il modello veneto nella lotta al Coronavirus

Uno studio pubblicato sulla Harvard Business Review, rivista scientifica della prestigiosa Università statunitense, mette in luce carenze e virtù dei diversi approcci adottati in Italia. Secondo i tre docenti Gary P. Pisano, Raffaella Sadun e Michele Zanini, l’Italia rappresenta infatti un caso di studio. Perché è stato il primo Paese occidentale a dover affrontare una pandemia del tutto imprevista. Ciò ha portato a sottostimare la minaccia e a compiere inizialmente errori fatali. Sono state date inoltre risposte differenti. Specialmente a causa di un sistema sanitario decentralizzato e della mancanza di una leadership in grado di prendere decisioni rapide in piena crisi. Uno scenario che può quindi essere d’esempio per quei Paesi travolti più tardi dal contagio. Ma anche per le stesse autorità italiane che devono capire cosa funziona e cosa no, agendo di conseguenza. 

Lotta al Coronavirus tra Veneto e Lombardia

In particolare l’analisi mette a confronto Lombardia e Veneto, le due regioni colpite per prime e peraltro simili dal punto di vista socioeconomico. Il quadro che emerge è a favore della regione di Luca Zaia: sebbene la Lombardia sia più densamente popolata, i dati parlano chiaro. Uno fra tutti: su 47.520 casi totali nella regione di Attilio Fontana sono 8.311 i decessi (17,4%), mentre in quella di Zaia sono 572 su 10.464 (5,4%).  Questa disparità è da ricondurre soprattutto alle misure di contenimento del virus adottate, che in Veneto hanno proattivamente puntato su:

  • precoce e massiccio intervento per testare sia i sintomatici, sia gli asintomatici;
  • tracciamento dei potenziali positivi;
  • diagnosi in loco e assistenza domiciliare, per evitare l’assembramento nelle strutture ospedaliere e il rischio di contagio;
  • la tutela degli operatori sanitari, ai quali sono stati forniti da subito DPI (mascherine, camici, guanti) e assicurati i tamponi.

Manuela Stocco Autrice e copywriter. Laureata in Lettere all’Università di Padova, lavora come autrice di testi per l’informazione e la comunicazione d’impresa, con particolare attenzione al mondo della cultura, attualità e narrazione delle eccellenze.

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