Veneto

Luca Zaia: «Draghi resti. Lui eletto al Quirinale? Solo con tanti voti al primo scrutinio»

«È una fase cruciale per il Paese. Il Pnrr è l’ultimo treno che ci può far cambiare pelle e portare nella modernità. La Lega ha fatto una scelta importante, la più difficile e impervia, entrando in questo governo. Ma ha deciso di non stare sugli spalti a guardare, bensì di entrare in campo. Perché questo è il governo che può cambiare l’Italia». Secondo il Presidente Luca Zaia, il premier Mario Draghi dovrebbe portare avanti il suo compito fino al termine della legislatura (2023). «Noi siamo convintamente con lui, non abbiamo piani B. Sono tra quanti hanno sostenuto la nascita di questo esecutivo e ha creduto nella scelta di una figura come Draghi. Ha dato standing internazionale al Paese, ci ha consentito di rialzare la testa. È uno che decide, virtù rara che ha dato al suo governo un profilo innovativo per le consuetudini italiane».

Il buon lavoro

Per Zaia non va distolto da quel che sta facendo. «Esatto. Detto che febbraio, quando si voterà per il Quirinale, appartiene politicamente ad un’altra era glaciale, ci sono tante variabili in campo, a partire dall’evolversi della pandemia, che qualsiasi previsione rischia di essere sballata. E poi, bisogna vedere quali sono le sue aspettative e i suoi piani». Ma Zaia non può prevedere se Draghi ambisca al Quirinale. «Non lo so. Di certo al governo ha fatto bene e sta continuando a fare bene. Un cambio in corsa rischia solo di introdurre turbolenze molto pericolose. Direi, anzi, che già il solo evocare elezioni anticipate è pericolosissimo».

Il pericolo

«Il rischio che intravedo è che potremmo ritrovarci Draghi non eletto al Quirinale ma nemmeno più a Palazzo Chigi. Sarebbe un disastro. Per me, se si vuole che Draghi diventi presidente della Repubblica va eletto al primo scrutinio da una maggioranza molto ampia. Altrimenti, meglio lasciar perdere perché con il voto segreto è possibile ogni cosa».

Zaia preoccupato

«Io sono molto preoccupato per la crescita della povertà che ormai riguarda il 12-13 per cento degli italiani. Il reddito di cittadinanza ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza e va riformato rendendolo più utile a ridurre la forbice tra ricchezza e povertà. Ma poi ci sono i giovani. Il governo deve fare in modo che i nostri giovani possano costruire il loro futuro nel nostro Paese. È doveroso fare un’esperienza formativa e professionale all’estero, ma il loro sapere va speso qui. E per questo abbiamo bisogno di un governo che non faccia lo spettatore ma che sia attore protagonista creando le condizioni perché tornino e si mettano al servizio del Paese».

Le anime della lega

La Lega ha convinto il governo ma anche chi dentro la Lega aveva posizioni molto meno severe. «Ma non è che noi siamo dei masochisti… Ripeto, alternative non ce ne sono. Il Covid non è un’influenza, è scandaloso che ci sia ancora qualcuno che vada in giro a raccontare questa favola». Detto questo la pandemia ha fatto crescere gli amministratori della Lega. «È stata un’esperienza terribile che non avrei mai voluto vivere, ma è stata altamente formativa. L’ho raccontata nei particolari nel mio libro («Ragioniamoci sopra», Marsilio editore, ndr). È stato un big bang sociale, politico, culturale. Il mondo non sarà più come prima»

Il profilo decisionista del premier Draghi

Rispetto ai provvedimenti restrittivi si può dire che Draghi abbia trovato una sintonia con i governatori. «Sono state fatte scelte dolorose (e senza di lui sarebbero state più difficili), ma l’alternativa era mandare il Paese al collasso. Noi ci siamo assunti la responsabilità di suggerire provvedimenti che tenessero conto della tutela della salute senza pregiudicare le attività economiche. Il governo ha avuto la saggezza di ascoltarci».

L’autonomia

«Con oggi sono trascorsi 1500 giorni dal nostro referendum, nel frattempo sono passati quattro governi. Draghi se vuole passare alla storia ha davanti a sé una pagina bianca da scrivere per dare a questo Paese la riforma federalista che lo farebbe entrare nella modernità».

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