Veneto

Mai tanti positivi in 24 ore e 57 morti

A quasi nove mesi dalla registrazione del “paziente zero” (o uno) di Vo’, il Veneto è chiamato a fare i conti con quello che è il giorno più nero della pandemia, dal punto di vista dei nuovi contagi. Il giorno più nero tra i 273 scanditi da una serie inesauribile di dati. Ieri, tra le sette province venete, si sono contati 3.866 nuovi casi. Mai se ne erano registrati tanti nell’arco delle 24 ore: né in primavera, né in questa seconda ondata. Mai il conteggio dei nuovi positivi aveva segnato (e superato) i 161 casi all’ora. Praticamente uno ogni 25 secondi. Fino al totale di 67.459 veneti attualmente positivi al virus, tra i 114.139 risultati contagiati dall’inizio della pandemia.

Azienda Zero

A riportarlo è il bollettino quotidiano di Azienda zero, fotografia alle 17 di ieri della diffusione del contagio nella nostra regione. Il virus continua a correre in Veneto, lasciando dietro sé una lunga scia di morte. Mietendo altre 57 vittime solo ieri, che fanno salire a 3.096 il totale dei decessi dovuti al Covid nella nostra regione, dall’inizio della pandemia. La maggior parte si conta nella provincia di Verona (813), ma preoccupa anche il Vicentino (579). A seguire c’è il Veneziano, che ieri ha dovuto registrare il record di morti (15) dall’inizio della pandemia: 498 in totale. E poi ci sono le province di Treviso (470), di Padova (443), di Belluno (200) e di Rovigo (79). Considerando invece la diffusione del contagio, i dati più alti sono registrati dalla provincia di Vicenza (12.804), seguita da quelle di Verona (12.713), di Padova (12.612), di Treviso (12.103), di Venezia (9.322), di Belluno (4.003) e di Rovigo (1.978). E, a fronte di dati simili, è difficile persino trovare conforto di fronte al “meno tre” che segna i posti letto di terapia intensiva occupati tra gli ospedali della regione, rispetto a mercoledì. Frutto di dimissioni, certo; ma, in molti casi, esito della resa di fronte al virus.

I dati di oggi in Veneto

Attualmente sono 290 i veneti ricoverati nei reparti intensivi, mentre l’occupazione dei posti letto nelle aree non critiche (fondamentalmente la Pneumologia e le Malattie infettive) segna un ulteriore balzo in avanti di 45, con 2.276 ricoveri attuali. Numeri assoluti alti ma che, confrontati con il totale delle disponibilità dei nostri ospedali, consentono un’analisi relativamente confortante, come spiega il consueto studio settimanale della fondazione Gimbe, con un confronto tra le venti regioni italiane, che ci consente di guardare al futuro con una certa fiducia. Partendo dalle terapie intensive, nel totale dei posti letto disponibili, in Veneto solo il 27% è occupato da pazienti Covid. Meno del 30%, che è considerato campanello d’allarme, e meno del 42%, che è invece media nazionale. Meglio fanno solo il Molise (26%) e il Friuli-Venezia Giulia (25%). Considerando le regioni confinanti con la nostra, la Lombardia registra il 64% dei posti letto occupati con pazienti Covid, le province di Bolzano il 57% e di Trento il 39%, l’Emilia Romagna il 35%.Parlando di posti letto in area medica, invece, il Veneto riesce a rimanere al di sotto del 40% dei ricoveri per Covid, fermo al 33%, contro il 51% nazionale. Ma, in questo quadro, c’è un dato che preoccupa ed è il rapporto tra positivi e casi testati, con una percentuale che in Veneto raggiunge il 56.9. Peggio fa solo la provincia di Bolzano (59.7%), mentre la media nazionale è di circa la metà (28.4%).

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