Veneto

Medici vaccinatori, stangata Inps: bloccato l’assegno ai pensionati

Dal generale Francesco Figliuolo, regista e stratega della guerra al Covid, si sono presi un sentito applauso, per la dedizione e l’impegno nella campagna vaccinazioni, fatta senza soste e senza limiti di orario. Dal Parlamento e dall’Inps, per la stessa cosa, si sono beccati un’autentica sberla in faccia. Sono in subbuglio in tutta Italia, i medici pensionati che a suo tempo avevano risposto con generosità all’appello del predecessore di Figliuolo, Domenico Arcuri, di mettersi a disposizione per poter estendere la platea dei sanitari disponibili a praticare le vaccinazioni anti-Covid: una circolare dell’Istituto, la numero 70 del 26 aprile scorso, integrata da una di pochi giorni dopo, stabilisce che per tutto il periodo in cui sono e saranno impegnati nella campagna, venga loro sospesa la pensione.

Il decreto

Tutto parte dal decreto governativo numero 2 del 14 gennaio scorso, trasformato poi nella legge 29 del 12 marzo, emendata in alcune parti: tra cui un galeotto inserimento dell’articolo 3 bis, il quale di fatto finisce per penalizzare proprio i pensionati che avevano aderito alla sollecitazione ad aderire alla campagna vaccini. Quella norma finiva per sospendere agli interessati la corresponsione del trattamento pensionistico per le mensilità lavorate e retribuite.

La protesta

Una decisione che aveva sollevato la protesta, oltre che degli interessati, dei sindacati medici, i quali avevano coinvolto l’Ordine e diversi parlamentari. Ma l’Inps, imperterrita, ha tirato dritto senza aspettare che la questione venisse presa in considerazione. Nasce da qui la citata circolare, oltretutto stesa in perfetto quanto esemplare burocratese, per decrittare il quale perfino un Bartezzaghi si troverebbe in pesante difficoltà. Già il testo è più un’enciclopedia che una disposizione operativa: oltre 2mila parole, circa 14mila battute, con un ampio ventaglio di destinatari.

Un esempio

Solo un esempio a caso tratto dall’“opera omnia” burocratica dell’Inps: “Qualora il personale incaricato sia titolare di un trattamento pensionistico di cui all’articolo 1, comma 199, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, c.d. pensione ai precoci, il relativo trattamento non è cumulabile con i redditi da lavoro autonomo per un periodo di tempo corrispondente alla differenza tra l’anzianità contributiva prevista per la pensione anticipata di cui all’articolo 24, commi 10 e 12, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214,e l’anzianità contributiva al momento del pensionamento. In tali fattispecie, pertanto, nel caso in cui il titolare del trattamento pensionistico percepisca per tale periodo i predetti redditi, la pensione è sospesa dalla data di decorrenza di quest’ultima fino alla conclusione del sopra richiamato periodo di anticipo, con conseguente recupero integrale, da parte dell’INPS, delle rate già erogate in tale periodo (cfr. il paragrafo 2 della circolare n. 99 del 2017)”.

Tradotto

Tradotto in italiano corrente, dovrebbe (…) significare che per il personale sanitario andato in pensione con la famosa quota 100 non è applicabile il criterio di pagare le prestazioni offerte oggi da volontari. Quel che è certo è che la direzione pensioni dell’Inps ha decretato di bloccare da subito i pagamenti e di recuperare le quote di pensione percepite finora. Come è altrettanto certo che in più parti d’Italia cominciano a fioccare le dimissioni da parte di medici che avevano risposto all’appello del governo. Voci dell’ultima ora suggeriscono che di fronte a questa sollevazione qualcuno a Roma ci stia ripensando, e che possa esserci quanto meno una sospensione: in attesa che il Parlamento intervenga sul famigerato 3 bis.

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