Veneto

Mestre, spezza la mascella della fidanzata 14enne con uno ceffone: tre casi di violenza sulle donne in pochi giorni a Mestre

Tre orrende storie di violenza sulle donne in poche ore a Mestre. Con un ceffone rompe la mascella della fidanzata 14enne. Un pugno scompone lo zigomo della compagna ventenne. Un gancio al mento lussa la mandibola della convivente quarantenne. Sono tutte donne giovani. Sono tutte ricoverate nel reparto di Chirurgia maxillo facciale dell’ospedale dell’Angelo. E sono solo le ultime tre. Con traumi di questa gravità arrivano in sala operatoria a ritmo di almeno tre ogni sei mesi. Tutte donne “condannate” prima che quell’ultima frattura non le spinge a confidarsi con i chirurghi che le operano, insospettiti dalle fratture che ormai hanno imparato a riconoscere.

Il racconto

«Ci siamo trovati i loro compagni violenti anche alle porte del reparto – dice il primario Michele Franzinelli -. E siamo riusciti ad allontanarli. Sembra un paradosso, ma quando le vittime non riescono e non possono parlare, in molti casi la loro frattura al volto rivela un trauma prima che sia troppo tardi. Se mi dicono che sono cadute dalla bici, ma hanno una mandibola rotta senza abrasioni evidenti sul viso, è facile invece che siano state colpite da un violento manrovescio. Questo ci mette subito in allerta». Le lesioni alle ossa del volto riscontrate dai chirurghi dell’Angelo nel caso di violenza domestica sono di tre tipi

La frattura all’angolo mandibolare prodotta con un pugno laterale

«Per questa procediamo con una riduzione della frattura utilizzando delle placche in titanio di osteosintesi – spiegano gli specialisti dell’ospedale di Mestre -. In molti casi con questo intervento c’è un recupero completo, in altri, nonostante la bravura di chi opera, la lesione dell’aggressore può provocare danni irreversibili ai nervi insieme alla perdita di elementi dentali». «Per ridurre la frattura, in queste circostanze pratichiamo un’incisione sulla palpebra inferiore, per riuscire a ruotare e rimettere in sede lo zigomo. Anche qui, nei casi più gravi, possono rimanere segni permanenti della violenza subita». «In questi casi con un accesso transcongiuntivale o transpalpebrale recuperiamo l’osso del pavimento e lo riposizionato. Se questo non ha più tenuta, poniamo del materiale eteroplastico e favoriamo il ritorno dell’occhio alla sua posizione originale».

Bisogna denunciare subito

«Ma io ho sperato sempre che smettesse» raccontano quasi tutte al chirurgo maxillo facciale Cristina Ghirotto, che dell’équipe medica è colei che spesso riesce a guadagnare la fiducia delle vittime. «Molte volte sono donne completamente soggiogate dai loro uomini che le picchiano dove non si vede, le isolano dal resto del mondo, le privano di ogni autonomia, le controllano anche a distanza e le spingono a negare l’evidenza – spiega il medico -. Ci accorgiamo che vengono annullate psicologicamente. Alcune di loro una volta guarite, quelle che negano fino alla fine i torti subiti per paura, prima della dimissione sentono di non avere scelta e scappano segretamente con i loro aguzzini».

Giovanni Carretta

«Oggi è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e anche i nostri specialisti ospedalieri, su questo fronte, sono sempre in prima linea, chiamati ad intervenire più spesso di quanto si possa immaginare – spiega il direttore sanitario dell’Ulss 3 Serenissima Giovanni Carretta -. Il lavoro che si svolge con il territorio, con la rete delle associazioni anti violenza, con l’aiuto degli psicologi, degli assistenti sociali e delle case protette è importante ed è stato sviluppato in modo forte in questi ultimi anni. Purtroppo rimangono numerosi i casi che inevitabilmente sfuggono alla rete dei servizi. Il nostro grazie va alle nostre équipe  di professionisti di primissimo livello che si spendono nel modo migliore possibile non solo nella cura, ma anche nella sensibilità e nell’attenzione ai vissuti umani personali».

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