Veneto

Mobilità tra Comuni

Dietrofront. A Natale, Santo Stefano e per il Primo dell’anno, verranno consentiti gli spostamenti tra Comuni. Giuseppe Conte, alla fine, cede alla modifica del decreto, sotto il pressing di sindaci, Regioni, centrodestra e di una larga parte dei gruppi parlamentari di maggioranza. Ma come procedere? E quanto allargare le maglie? L’idea del Pd è di trovare un raggio massimo di chilometri entro i quali sia possibile muoversi. Sull’ampiezza del raggio la discussione è ancora in corso – si va dai 20 ai 50 chilometri -, e la deroga dovrebbe valere solo per i comuni sotto i 15 mila abitanti.

La replica del centrodestra

Il centrodestra, che ha presentato una mozione unitaria, vuole invece lasciar decidere i governatori, «che conoscono meglio i loro territori ed eviterebbero divisioni incomprensibili, fatte con il righello». Tramontata, almeno per il momento, l’idea di rifarsi a una semplice delimitazione delle province, così come quella di prendere a esempio le unioni dei Comuni, ben ramificate al Centro-Nord, ma meno nel Mezzogiorno. Se ne discuterà, nel corso di un vertice a palazzo Chigi, con i capidelegazione e i capigruppo di maggioranza entro il weekend, per cercare una sintonia ed evitare spinte contrastanti. In ogni caso, verrà lasciato alle Camere il compito di modificare il testo del decreto. Qualcuno aveva chiesto di modificare semplicemente le Faq legate al decreto, ma da Conte non viene considerata un’opzione sufficientemente solida dal punto di vista normativo.

Ripartire da zero?

Anche il ripartire da zero, varando un nuovo provvedimento, è una strada che non convince palazzo Chigi. Perché preoccupa la contrarietà forte, all’interno del Consiglio dei ministri, dell’ala rigorista guidata da Roberto Speranza, Dario Franceschini e Francesco Boccia. «Per me la linea resta quella della massima prudenza», ammonisce infatti Speranza, ospite di Porta a porta. «Siamo vicini alla meta. Sarebbe un peccato incredibile – avverte – sprecare il lavoro fatto in queste settimane e piombare, tra gennaio e febbraio, proprio quando partiranno le vaccinazioni, in una nuova fase di recrudescenza». Insomma, se il decreto tornasse al tavolo dei ministri, si arriverebbe probabilmente allo scontro con il Movimento 5 Stelle e Italia viva, che invece sposano la linea morbida. La posizione dei grillini, inizialmente rigida, viene ribaltata da Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri definisce lo stop agli spostamenti «una regola un po’ assurda e di difficile comprensione». Si augura che «si metta mano» alla norma, visto il paradosso del potersi muovere liberamente in una città con milioni di persone, ma non tra Comuni di poche migliaia di abitanti.

M5S

E dopo pochi minuti, deputati e senatori grillini calibrano le loro uscite: «Modifichiamo la norma». Plaude anche Italia viva: «Bene il passo indietro del governo – scrive su Twitter la capogruppo alla Camera di Iv, Maria Elena Boschi -. Era una proposta di Italia viva fin dal primo giorno». Palla al Parlamento, dunque, dove gli attriti si possono più facilmente annacquare. Anche in considerazione di un fatto ormai evidente: sul capitolo spostamenti, la durezza dei ministri dem non si riflette perfettamente all’interno dei gruppi di Camera e Senato, dove si chiede invece di ammorbidire il decreto. «Se ne assumeranno la responsabilità, con 800 morti al giorno», sibilano dalle stanze dell’ala rigorista. Ma il capogruppo dei senatori Andrea Marcucci è deciso: lunedì presenterà una mozione di maggioranza, con Italia viva, M5S e Leu, se nel weekend si troverà una quadra con gli alleati. Il centrodestra si è già mosso, e per primo è riuscito a calendarizzare la sua mozione, grazie all’ok dato dalla presidente di palazzo Madama Elisabetta Casellati. Ora chiede anche agli altri di fare in fretta, però. Ché al Natale manca poco.

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