Veneto

No vax, altre duecento sospensioni nel Veneziano. Sono infermieri dipendenti dell’Usl 3

È pronto per essere spedito il secondo lotto di lettere di sospensione per i sanitari no vax, dipendenti diretti dell’Azienda Serenissima. È questione di ore e i primi 30 operatori, sospesi nei giorni scorsi, saranno raggiunti da altri 200 colleghi, perlopiù infermieri ospedalieri, che hanno immotivatamente rifiutato il vaccino. Nei mesi scorsi hanno ripetutamente mancato gli appuntamenti fissati dall’azienda sanitaria (gli ultimi, venerdì), rispondendo alla commissione chiamata a valutare i singoli casi, sostenendo di non avere alcuna intenzione di essere sottoposti alla profilassi.

Attesa troppo lunga

Dopo mesi di tentativi andati a vuoto, ora per loro si apre la strada della sospensione senza stipendio fino al 31 dicembre. Del resto, con il contagio che è tornato a galoppare (lunedì si sono registrati 100 nuovi casi), è importante chiudere tutte i possibili pertugi in cui il virus può penetrare. È stato evidente nei giorni scorsi, con l’allarme focolaio (rientrato) all’ospedale di Chioggia.

I dati pericolosi

Sette le persone risultate positive al tampone molecolare: cinque degenti del reparto di Geriatria e due della Chirurgia multidisciplinare. Ma, nel giro di appena 24 ore, l’allarme ha fatto posto al mistero. Alla ripetizione dei tamponi molecolari sui sette positivi (ma non solo) i risultati sono stati tutti negativi, per ben tre volte consecutive. «Stiamo cercando di capire cosa sia successo, se magari ci sono state delle problematiche a livello di diagnostica, cosa che per il momento escludo. Tutti i positivi avevano una carica virale molto bassa, quindi il virus è stato eliminato rapidamente» spiega Claudio Scarparo, direttore dell’unità operativa complessa di Microbiologia. In sintesi, o sette tamponi molecolari hanno fornito un esito sbagliato oppure i sette, positivi asintomatici, si sono negativizzati in un batter di ciglia. «Stiamo facendo degli approfondimenti per capire cosa sia successo. Vorremmo sequenziare i campioni, ma non sappiamo se sarà possibile farlo» aggiunge il direttore sanitario Giovanni Carretta. L’allarme, si diceva, è rientrato e i due reparti sono stati aperti. Ma la questione non è senza strascichi, riportando ancora all’attenzione il nodo dei sanitari no vax, che paradossalmente potrebbero essere il cavallo di Troia per il virus in corsia. La questione è ancora più paradossale dopo l’introduzione del Green pass obbligatorio per andare al bar e al ristorante al chiuso, dal 6 agosto. Non per entrare in ospedale, dato che i primi 230 operatori che saranno sospesi sono parte di un “mare” di 1.884 sanitari no vax, che continuano a lavorare. Questo, anche in ospedale, dove i sanitari sono sottoposti a un tampone ogni 30 giorni, ogni 7 se lavorano in Pronto soccorso e laboratorio analisi. I controlli sono invece più serrati dopo il rientro da ferie durate più di tre giorni.

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