Veneto

Nuova impennata del virus. 887 casi in un giorno

Uno su nove è veneto. Se in Italia sono stati registrati 7.332 nuovi casi di coronavirus, ben 887 si sono verificati nella regione del Veneto. È il dato più alto mai registrato prima da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria. Una precisazione però è d’obbligo: il dato nazionale è riferito alle ultime ventiquattr’ore, mentre quello veneto ha un arco temporale maggiore, di trentasei ore, dal momento che per motivi tecnici dovuti a un cambio di software martedì è saltato il bollettino serale. Ma l’impennata è significativa: alle 8 del mattino di martedì in Veneto il totale dei casi con tampone positivo era pari a 32.316, ieri sera è schizzato a 33.203. Un aumento che ha interessato anche le persone attualmente positive: erano 6.655, ora sono 7.314. Cioè 659 in più. Per non parlare dei soggetti in isolamento: a ieri sera erano 12.834, vale a dire 1.151 in più in un giorno e mezzo.

La paura

C’è da preoccuparsi? Dipende da quali parametri si considerano. Se il criterio è il numero dei positivi è indubbio che c’è stata un’impennata. Rilevantissima, dovuta sicuramente al fatto che si fanno più tamponi e anche più test rapidi: in Veneto si è ampiamente superata la soglia di 3 milioni e mezzo di esami. Però se si trovano positivi vuol dire che il virus c’è e circola. Ma se i positivi sono per la maggior parte asintomatici – il dato aggiornato all’altro giorno era superiore al 95 per cento – si può sostenere che la situazione è sotto controllo? La realtà negli ospedali veneti ha visto un aumento dei ricoverati in terapia intensiva: da 41 a 46, di cui 40 intubati positivi quando martedì mattina erano 33. Quindi sette pazienti positivi in più in rianimazione. Una situazione neanche paragonabile a quella di marzo e aprile, quando si temeva che il sistema sanitario potesse scoppiare. L’altro dato è che ci sono stati altri morti, sette in un giorno e mezzo, per un totale dall’inizio della pandemia di 2.233 vittime

Friuli

Anche il Friuli Venezia Giulia, con 6.030 tamponi eseguiti in 24 ore, ha registrato un’impennata di casi positivi: ieri ne sono stati rilevati 182. Si tratta di uno dei dati più alti registrati dall’inizio della pandemia, ha detto il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi. I casi attuali di infezione sono 1.574. E sono saliti a 11 i pazienti in cura in terapia intensiva e a 28 i ricoverati in altri reparti. Fortunatamente nessun decesso

Polemiche e attacchi

Intanto in Veneto scoppia la polemica legata alla mancata implementazione da parte delle Ulss dei dati sulla app Immuni, che finora, quindi, non ha funzionato. Un buco nella piattaforma informatica di inserimento dei codici dei positivi al tampone – per consentirne il tracciamento – che verrà risolto, ha precisato la Direzione Prevenzione della Regione, nel giro di pochi giorni, «al massimo lunedì». L’App Immuni recita una nota della Regione – non fornisce informazioni relative al soggetto positivo con cui si è venuti a contatto. Non essendo possibile per l’operatore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica valutare il livello di rischio di tale contatto, già nel mese di giugno, con nota della Direzione Prevenzione veniva proposto al ministero della Salute un possibile protocollo applicativo per uniformare le procedure di tutte le Regioni. Per tali ragioni, è tuttora in corso un confronto con le altre Regioni e con il Ministero della Salute per definire un protocollo operativo condiviso. Si precisa comunque che App Immuni non può in alcun modo sostituire le attività di rintraccio dei contatti e di valutazione del rischio puntualmente garantite fin dall’inizio dell’epidemia.

L’opposizione

L’opposizione è andata all’attacco del governatore Luca Zaia. La deputata del M5s Francesca Businarolo: «534 mila veneti presi in giro». «Grave responsabilità della Regione», ha denunciato il gruppo consiliare del Pd annunciando una interrogazione. «Zaia chiesa scusa», hanno aggiunto i senatori dem Vincenzo D’Arienzo e Andrea Ferrazzi. Una interrogazione al ministro è già stata presentata dalla senatrice di Italia Viva, Daniela Sbrollini. «Un fatto gravissimo», ha detto Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto.

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