Veneto

Oltre i mille ricoveri

Visto dall’alto dell’unità di crisi a Marghera, il Veneto in allerta gialla comincia a dare qualche brivido. «Siamo come in una turbolenza durante un grande volo intercontinentale: bisogna avere i nervi saldi ed essere organizzati, perché continuiamo a imbarcare 50 pazienti al giorno in area non critica, quindi il tetto dei 1000 ricoverati sta per essere superato in tutta la regione», avverte il governatore Luca Zaia. Salvo poi aggiungere: «No panic, niente panico. Abbiamo attraversato momenti peggiori e ne verremo fuori anche questa volta, ma bisogna che tutti collaborino».

Come fare

Alla sede regionale della Protezione civile si sta così, come d’autunno sui grafici le curve. Quelle dell’occupazione ospedaliera stanno crescendo, motivo per cui entro la fine della settimana saranno progressivamente riattivati tutti e dieci i Covid Hospital. «Ho chiesto alle aziende sanitarie di depositare un piano per quelle strutture spiega Zaia con l’indicazione delle restrizioni graduali per le altre attività. Per esempio so che a Padova il day surgery è già in corso di riduzione. La pianificazione sarà sottoposta al comitato tecnico scientifico regionale e poi approderà direttamente all’unità di crisi. Vogliamo codificare la scansione dei vari passaggi, con l’obiettivo di mantenere inalterata attività negli hub provinciali e di garantire una media di 200 posti in Terapia intensive per i malati ordinari non Covid. L’ho detto ai direttori generali: non venite mai a dirmi che c’è un paziente che non trova un letto». Per evitare questo rischio, la Regione ha ripreso per mano la mappa dei nosocomi dismessi da anni e ripristinati in primavera dalla Protezione civile, capaci di accogliere fino a 740 degenti. «Potrebbero essere utilizzati come ospedali di comunità specifica il presidente per quei pazienti che non hanno case adeguate in cui sottoporsi alle cure domiciliari o che si trovano in condizioni di disagio. Pensiamo solo al saturimetro: una persona anziana, che vive da sola, magari non è in grado di misurarsi l’ossigenazione».

Tamponi a raffica?

Per cercare di ridurre la pressione ospedaliera, dunque, la Regione punta sul territorio. «Noi curiamo tutti garantisce Zaia ma il cittadino deve tenere bene la mascherina sopra al naso, sennò è meglio che stia a casa. Lo dico perché poi vediamo molti accessi ai Pronto soccorso in autonomia e questo rischia di mandarli al collasso. Piuttosto chiamate il medico di base, una categoria che ringrazio, perché capisco l’impegno che viene chiesto loro, anche sul nuovo fronte dei tamponi. So che finora l’accordo nazionale è stato firmato solo dalla Fimmg, che in Veneto conta 2.000 medici su 3.150, per cui se facessero ciascuno 5 test al giorno, sarebbero comunque 10.000: un grande aiuto. Ora declineremo l’intesa su base regionale, fornendo loro materiali e dispositivi». E lo scontro con il professor Andrea Crisanti sullo screening di Vo’, finito perfino nel libro di Bruno Vespa? «Non parlo di questo, è una vicenda dolorosa», taglia corto il governatore.

La Cgil

Proprio a lui intanto la Cgil del Veneto rivolge sei domande: «Cosa possiamo fare per evitare che il sistema sanitario regionale collassi tra non molte settimane? Come evitiamo che medici, infermieri, operatori sociosanitari ripiombino in un incubo insostenibile? Come garantiamo a tutti i cittadini veneti i servizi sanitari? Stiamo facendo tutto il possibile per evitarlo? Oppure pensiamo che in poche settimane sul lato del vaccino, o su quello delle cure, arrivi la soluzione alla radice del problema? O invece confidiamo che il Governo nazionale vari misure ancora più drastiche per poi lamentarcene?». Intanto domande senza risposta…

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