Veneto

Ora si apre il fronte ristori

Il colpo di genio rientra nell’antologia degli aneddoti di Zaia, che forse ha rubato il mestiere a Crozza: il Veneto da domani diventa “zona gialla plus”, cosa assai diversa dalla “zona arancione soft” in cui si vieta ogni spostamento da un Comune all’altro. L’obbligo di restare inchiodati a casa non c’è e se persino il ministro Speranza ha dato il via libera, vuol proprio dire le strade del federalismo delle Regioni sono infinite. Altro che le 23 materie dell’articolo 116 del titolo V della Costituzione: qui siamo all’autonomia fai da te. Con l’asse Zaia-Bonaccini più forte che mai. E siccome il lombardo Fontana è fuori gioco per i clamorosi errori di gestione, il terzo alleato è il friulano Fedriga. Asse Lega-Pd mai visto. Benedetto dal ministro Boccia e visto come fumo negli occhi da Salvini, clamorosamente fuori gioco dopo l’apertura al dialogo con il governo manifestata da Berlusconi. La firma del ministro Speranza è arrivata dopo l’esame dei 21 parametri imposti dal Cts.

Tutto in regola

Il Dpcm Conte consente infatti ai presidenti delle Regioni la facoltà di introdurre provvedimenti più rigidi rispetto a quelli nazionali. In Campania che è in fascia gialla come il Veneto, ad esempio, la didattica a distanza è stata estesa anche alle scuole medie ed elementari e non solo alle superiori. Resta però aperta una questione tutt’altro che irrilevante. I provvedimenti economici del decreto ristori sono previsti per le tre fasce standard: gialla, arancione e rossa con la classificazione che può cambiare in base alla situazione sanitaria. Il “giallo plus” non c’è. Indice dei contagi (Rt), occupazione dei posti letto e delle terapie intensive, velocità di presa in carico dei pazienti a domicilio. I risarcimenti alle attività economiche sottoposte al lockdown sono legati al livello di rischio della Regione: nella fascia rossa, i negozi non alimentari sono chiusi 24 ore al giorno sette giorni su sette. Assai diverso è il caso del Veneto, che fino ad oggi ha visto penalizzare solo i bar e ristoranti, mentre da domani il giro di vite riguarderà anche i colossi monomarca del tessile, arredamento e informatica.

Domenica tutto chiuso

Mentre domenica il black out del commercio sarà quasi totale. E le associazioni di categoria hanno intonato il pianto greco, o meglio il lamento veneto: senza “schei no se campa”. Bisogna quindi trovare rimedio in fretta al vuoto giuridico. Luca Zaia ieri non ne ha parlato diffusamente, ha detto solo che attende il via libera dal presidente Conte per i ristori economici. Qualche ora più tardi, Massimiliano Fedriga, ha spiegato che la «prossima settimana ci sarà una riunione tra Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna con il Governo perché come Regioni abbiamo chiesto che ci sia anche una compensazione di carattere economico per quelle attività che vengono compresse con le nostre ordinanze. Il Governo ha dato disponibilità all’incontro, ci auguriamo di arrivare a una soluzione in tempi rapidissimi. Si tratta di un’ordinanza strutturata, frutto di un approfondito confronto tra le realtà regionali e le decisioni sono state assunte con senso di responsabilità, per tutelare la parte commerciale ed economica e per tutelare la salute», ha concluso Fedriga. Il Nordest apre quindi un negoziato ad hoc con Gualtieri e Conte, nel nome dell’autonomia. Da Palazzo Chigi arriva già un primo segnale: porte aperte al dialogo per lo scostamento di bilancio.

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