Veneto

Padova gioiello Unesco grazie a Giotto e il ciclo pittorico del Trecento

Dopo il provvisorio sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di Venezia, che l’Unesco minacciava di inserire in black list per la mancata risoluzione del tema Grandi Navi, Padova risolleva il Veneto guadagnandosi il secondo sigillo, dopo quello riconosciuto al suo magnifico Orto Botanico.

World Heritage Committee

Il World Heritage Committee, riunito in streaming tra Parigi, Roma e la Cina, ha infatti inserito Padova e il suo ciclo pittorico trecentesco nella lista dei siti considerati Patrimonio dell’Umanità. Una scelta (era accaduto anche con le colline del Prosecco) prima contrastata e poi rinviata, prima della scontata approvazione di ieri.

La candidatura di Padova

La candidatura di Padova era l’ultima nell’agenda del Comitato, che si riunisce ormai da qualche giorno on-line con il portavoce e la dirigenza a Fuzhou (città cinese che avrebbe dovuto ospitare l’intera sessione se non ci fosse stato il Covid), gli uffici tecnici nella sede parigina dell’Unesco e ogni Paese collegato dal proprio ministero della cultura. Per l’Italia il punto di collegamento è stato a Roma, in via del Collegio Romano, presente il sindaco Sergio Giordani assieme alla sottosegretaria con delega all’Unesco Lucia Borgonzoni.

Giordani

Il sindaco Sergio Giordani in collegamento streaming dal ministero a Roma ha esultato con la “sua” Padova, collegandosi al maxischermo allestito al Palazzo della Ragione e rivolgendosi così ai suoi concittadini e concittadine.

Colasio

«Un giorno storico che premia un grande lavoro collettivo», ragiona l’assessore alla cultura Andrea Colasio, che per scaramanzia non vuole dare per scontata l’approvazione della candidatura. «Di certo abbiamo reinventato Padova: il percorso della candidatura è stato funzionale a una sorta di processo che ha restituito un’identità forte alla città – sottolinea ancora Colasio – Padova oggi è una città d’arte, orgogliosa della sua storia e del suo secolo d’oro, dominato dalla signoria dei Carraresi. Un’identità che era caduta nell’oblio a causa della damnatio memoriae da parte dei veneziani».

I complimenti di Draghi

«La proclamazione dei cicli di affreschi del XIV secolo di Padova a Patrimonio Mondiale dell’Unesco è motivo di gioia e orgoglio per tutto il Paese. Mi congratulo con tutte le autorità e le amministrazioni che hanno contribuito a raggiungere questo importante risultato, in particolare con il ministro Dario Franceschini, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Padova, Sergio Giordani». A dichiararlo in una nota, il Presidente del Consiglio Mario Draghi.

Il dossier inviato all’Unesco

La candidatura di Padova Urbs Picta è raccolta in un dossier lungo oltre 500 pagine corredate da più di 100 immagini per illustrare nel dettaglio l’«eccezionale valore universale» degli affreschi trecenteschi. Un dossier inviato all’Unesco a gennaio del 2019 e che poi ha passato tutte le varie fasi di valutazione sino alla proclamazione di ieri. Non c’è solo  la Cappella degli Scrovegni di Giotto ma anche altri 7 siti in una candidatura seriale che è stata promossa nel suo insieme. C’è la chiesa degli Eremitani, che rappresenta una vera e propria storia della pittura murale padovana del Trecento, essendo stata all’epoca tra le chiese più ornate di affreschi di tutta la città: al suo interno si trovano opere di Guariento e Giusto de’ Menabuio per restare agli eredi giotteschi, per poi arrivare al Mantegna nel ‘400 con la Cappella Ovetari.

I capolavori

E ancora il grande ciclo di Palazzo della Ragione, l’unico su cui l’Unesco ha avuto qualche perplessità: i tanti affreschi che si possono ammirare sono successivi all’incendio del 1420 ma recenti studi hanno dimostrato come la fascia inferiore sia riferibile al ‘300 oltre al prezioso “Processo a Pietro d’Abano”, una vera e propria fotografia della giustizia nel Medioevo, attribuito a Jacopo da Verona.  C’è poi il capolavoro di Giusto de’ Menabuoi conservato al Battistero del Duomo: uno spazio interamente ricoperto di affreschi incentrati sulla Storia della Salvezza, che culmina con il Paradiso sulla cupola. Si tratta del primo esempio nella storia di committenza femminile, essendo stata voluta dalla moglie di Francesco il Vecchio da Carrara, Fina Buzzaccarini. Poco lontano quello che resta della Cappella della Reggia Carrarese è oggi conservato nella sede dell’Accademia Galileiana: vi si trova quello che resta del ciclo con le “Storie dell’Antico Testamento” dipinte da Guariento. 

Il Santo

Non solo centro religioso, la Basilica del Santo è un vero e proprio scrigno d’arte perché al suo interno si conservano le prime testimonianze della presenza di Giotto a Padova, attivo probabilmente nella Cappella della Madonna Mora. Ma non solo: nella Basilica sono presenti i maggiori protagonisti della storia dell’affresco padovano del Trecento: Giotto, Giusto de’ Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona. Proprio in piazza del Santo c’è poi l’Oratorio di San Giorgio, , una sorta di Scrovegni-bis, in origine cappella funeraria dei marchesi Lupi di Soragna e adesso capolavoro di Altichiero da Zevio.

L’Oratorio di San Michele

Infine vicino al Castello Carrarese c’è l’oratorio di San Michele, dove il ciclo di affreschi è commissionato a Jacopo da Verona, con le storie della “Vita della Vergine” articolato in cinque episodi. Si tratta dell’ultimo brano della storia degli affreschi nella Padova di fine Trecento dove si portano a compimento tutte le novità (tecniche e non solo) introdotte da Giotto. L’orgoglio della patavinitas dovrà essere riscoperto prima di tutto dai padovani. Per cui Palazzo Moroni lancerà una grande campagna pubblicitaria per rilanciare l’immagine dei grandi capolavori artistici che rendono unica la città. E subito dopo toccherà al marketing territoriale sul mercato turistico italiano (in una prima fase visto il perdurare delle restrizioni per i viaggi dall’estero). L’obiettivo è utilizzare il marchio Unesco per attirare sempre più visitatori: gli studi pre-pandemia stimavano un 20% di presenze turistiche in più. Adesso si punta ad averne molte di più.

Il Marchio

Assindustria Venetocentro si è schierata a sostegno della candidatura fin dai primi giorni. E oggi il presidente Leopoldo Destro rinnova l’adesione all’alleanza, dandole ancora più forza. «Ereditare un patrimonio così prezioso è come ereditare un’azienda. Sappiamo che la sfida è quella di rinnovarsi, stare al passo con i tempi. Gestire non basta, vogliamo progettare e rendere vincente il progetto del sito Unesco e poi essere costruttori di qualcosa di importante per il futuro, un orizzonte di benessere, salute, vivibilità e sostenibilità», dice Destro. «Sarà un’occasione unica per farlo, mettendo a valore le energie positive di cittadini e istituzioni. E una straordinaria leva di rinascita, anche sociale ed economica in tutti i settori, e di attrattività del nostro territorio, indispensabile fattore competitivo, valorizzando creatività e capacità di innovazione, partecipazione civica, investimento sulle competenze, diffusione e condivisione di opportunità». Destro assicura che in questa sfida «il mondo dell’impresa ci sarà», e non solo nel ruolo di mecenate, ma come «attore sociale».

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