Padovano

Fiamme Oro Padova, ecco la fabbrica delle star: da dove vengono Jacobs e Tamberi

Nessuno più di lui può parlare di questo doppio oro a ragion veduta. Sergio Baldo è il Direttore tecnico delle Fiamme Oro di Padova, ma è anche vicepresidente nazionale della Fidal. Jacobs e Tamberi, per certi versi, sono creature sue. E anche lui, trevigiano di Roncade, come tutti gli italiani ha sofferto e gioito davanti alla tivù per l’eccezionale impresa. Come mai non è a Tokyo? «Perché come Federazione abbiamo deciso di ridurre al massimo il numero dei dirigenti al seguito, anche per via delle restrizioni imposte dal Covid, privilegiando i tecnici».

Viverla in tv

«Decisamente si soffre di più. E ho sofferto anche più di quando ero io a gareggiare (Baldo è stato un altista con un primato personale di 2,22 metri, arrivato a vestire la maglia della Nazionale, ndr). Quando sei in pedana vivi un altro tipo di tensione rispetto a quando sei spettatore. In particolare, è stata dura da reggere proprio la gara di Tamberi, così lunga. Stavo lì a contare i passi, a studiare gli avversari, quello che passava l’asticella sempre al terzo tentativo, quello che faceva la rincorsa in un certo modo…».

Un pensiero su Tamberi

«C’è una premessa da fare. Lui ha vissuto l’avvicinamento a questi Giochi come un’ossessione. La tensione che lo prendeva in tutte le ultime gare ha finito col togliergli quella che è la sua forza, ovvero la sensibilità. Lui è un istintivo, e se si concentra troppo sulla perfezione tecnica finisce col perdere quella sua caratteristica. “Gimbo” voleva l’oro a tutti i costi e quando non vivi le gare con la giusta serenità rischi molto. La fortuna è stata quella di riuscire a partire per Tokyo con un certo anticipo. Nel villaggio olimpico ha lavorato bene e ha ripreso fiducia nelle sue possibilità. Nei salti di qualificazione non è andato benissimo ma ha ritrovato consapevolezza di sé, facendo quella che si era prefissato. Con suo padre, che è anche il suo tecnico, ci eravamo detti: a 2.37 si arriva a una medaglia, a 2.39 si arriva all’oro. Le misure sono state quelle».

Jacobs la vera sorpresa

«Sapevo che valeva la finale, ma per la medaglia sarebbe servita una magia. Beh, ha fatto qualcosa di più: un miracolo. La sua crescita è stata lineare, ma faccio notare che fino a tre anni fa lui era un lunghista. Ha dovuto imparare a correre in modo diverso, alzando il bacino, usando meglio i piedi. Ha imparato a partire dai blocchi e a non irrigidirsi nel lanciato. E così è diventato un atleta da 9”80».

Jacobs e Tamberi al Meeting internazionale “Città di Padova”?

«Vedremo. Marcell, in particolare, ha lo stesso sponsor tecnico del Meeting, quindi è probabile».

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