Veneto

Patto tra Boccia e Zaia

, dopo la riforma costituzionale del 2001. Ora il testo può andare in consiglio dei ministri e poi presentato come emendamento alla legge di stabilità 2020. Al termine delle tre ore di dibattito non si è arrivati al voto, ma il consenso è unanime. Perché il «federalismo non è né di destra né di sinistra ma scolpito nella Costituzione». Il braccio di ferro tra Lega e Pd è stato superato con intelligenza grazie al patto tra Boccia e Zaia, costruito due mesi fa a Palazzo Balbi in riva al Canal Grande a Venezia.

La dichiarazione  di Boccia

«Ora il Sud ha una cintura di sicurezza, tutte le Regioni accettano di sedersi al tavolo, l’autonomia è intesa come sussidiarietà, così avremo uno stato più snello e più forte. Questa riforma verrà poi proposta al Parlamento che resta sovrano. I Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, si faranno entro 12 mesi dalla firma dell’intesa e varranno per tutti. L’ allarme che si torni alla spesa storica è falso» ha detto il ministro. Per uscire dalle sabbie mobili in cui era finita l’ex ministro Erika Stefani “soffocata” dai veti dei grillini, Boccia ha avviato il tour delle regioni e rassicurato il Mezzogiorno con una parola che vale un programma: “perequazione” con i fondi strutturali. Vale a dire: riequilibro delle risorse tra le aree ricche e quelle meno sviluppate, tra città metropolitane e periferie di montagna. Nelle grandi infrastrutture come negli asili nido. E al sindaco di Milano Beppe Sala poco convinto del neo centralismo-regionale, ha offerto su un piatto d’argento il rafforzamento dei poteri delle città metropolitane nel nuovo titolo V della Carta.

Il parere del Governatore veneto su Boccia

Luca Zaia, seduto di fronte a Boccia e gomito a gomito con Attilio Fontana e Vincenzo De Luca, ha ascoltato la relazione sulla “legge quadro” che delinea tempi e metodi di definizione dei Lep, i livelli essenziali dei servizi sociali i cui livelli di spesa saranno definiti nel giro di un anno dal Mef e dalla Sose. Capolavoro politico bipartisan o gioco delle parti, in attesa della spallata al governo a gennaio, se il Pd dovesse perdere l’Emilia Romagna per colpa dei grillini?

Stefano Bonaccini  è a Bologna per la campagna elettorale, mentre Luca Zaia, il “padre” del referendum autonomista lombardo-veneto del 22 ottobre 2017, commenta. «Abbiamo dato un primo assenso a un testo sull’autonomia che deve avere ancora alcuni aggiustamenti, ma direi che la discussione è stata proficua. È evidente che appena si conclude il capitolo della legge quadro, noi siamo interessati alla firma dell’intesa, con la bozza presentata un anno fa all’ex ministro Stefani e anche al premier Conte».

Il paragone con la proposta di Boccia

Zaia ha fatto un torto al veneto Canova e ripescato un capolavoro dell’arte. «Sulla legge quadro, se dovessimo dirla con Michelangelo, Boccia ha tolto tutto il marmo in più per realizzare la Pietà. Ecco, mancano delle piccole scalpellature, non siamo ancora alla lucidatura. La legge quadro traccia le linee generali, poi ogni regione firmerà la propria intesa e il Veneto chiederà tutte le 23 materie» ha concluso Zaia.

Non tutto è deciso

Insomma, la battaglia vera sul federalismo è solo rinviata. I governatori hanno deciso di presentare un loro documento per tagliare il traguardo forse l’11 dicembre. Con una conferenza straordinaria Stato-Regioni. Questo è il cronoprogramma scandito da Donato Toma, che guida il Molise, che pure con questa riforma salverà la poltrona a Campobasso. La Lega sovranista di Salvini in versione riformista con Zaia e Fontana conquista il centro-sud e governa ormai 12 regioni sui 20. E l’autonomia? Per completare la ” Pietà2″ non resta che lasciar lavorare i maestri scalpellini delle botteghe di Venezia e Roma. Tra Rinascimento e Barocco la sintesi si può fare. Con la speranza che a Palazzo Chigi non usino poi il martello. Sempre che qualcuno non voglia ancora metterci lo zampino…

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