Veneto

Pfizer riduce ancora le dosi al Veneto

Saranno i soggetti più fragili a scontare gli effetti del taglio del 53% nelle forniture vaccinali attuato, senza preavviso, dal colosso Pfizer. Programmato in queste ore, l’avvio delle somministrazioni ad ultraottantenni e malati oncologici del Veneto è rinviato di due settimane perché le quantità disponibili (incluso il piccolo stock di Moderna) basteranno a malapena a garantire i richiami a personale della sanità e case di riposo, altrimenti privati dell’effetto immunizzante. È l’effetto, combinato ai ritardi, della duplice riduzione dei lotti attesi da qui al due febbraio (22 mila dosi a fronte delle 44 mila previste in ciascun invio) in vista del completamento della fase 1, quella estesa a circa 185 mila donne e uomini: il cronoprogramma prevedeva di ultimarne la copertura entro il mese, il traguardo invece slitterà a metà febbraio.

L’intervento dell’Europarlamento

Una circostanza che ha indotto l’eurodeputata dem Alessandra Moretti ad interrogare il Parlamento di Bruxelles circa le sanzioni previste in caso di inadempienza, invitando l’aula «alla vigilanza affinché non ci siano scorciatoie di Paesi membri tentati da soluzioni unilaterali». «In queste condizioni la campagna è frenata e non abbiamo la certezza di un reintegro delle scorte. Calcolatrice alla mano, dovremmo riuscire a completare la prima tornata ma a breve è impossibile allargare il ventaglio», il commento di Luca Zaia. Che tuttavia, rispetto alla furiosa reazione iniziale, attenua i toni della polemica: «Posto che si tratta di una scelta arbitraria, noi ignoriamo i termini contrattuali dell’accordo nazionale stipulato con Pfizer, tanto che ne abbiamo sollecitato il testo al Governo, riservandoci una valutazione. Siamo consapevoli che nell’attività d’impresa ostacoli e problemi sono all’ordine del giorno e offriamo la nostra collaborazione». L’allusione corre alla proposta di Antonella Viola, l’immunologa di Padova lesta a suggerire un contributo industriale locale, previa licenza, all’incremento di produzione della multinazionale statunitense… «Se c’è da dare una mano noi ci siamo, sia attraverso la finanziaria regionale se serve, sia per fare da tramite con le imprese».

La suddivisione

Più realistico appare il riferimento alla suddivisione ineguale, e per molti versi incomprensibile, compiuta dal produttore che rifornisce direttamente, e senza interlocuzioni romane, i centri vaccinali delle regioni; a fronte di un calo medio dichiarato del 29%, le consegne ad alcuni territori sono rimaste invariati; altri hanno subìto limature indolori; altri ancora – è il caso di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Sardegna- lamentano invece un drastico dimezzamento.«La mia proposta è che le seconde dosi del vaccino siano intanto garantite da una regìa nazionale», rivela il governatore leghista «il principio, etico e morale, è quella della ridistribuzione mutualistica: chi ha magazzino e, per svariate ragioni, non riesce ad esaurire i vaccini, dia a chi invece dispone di maggiori risorse organizzativa e ne ha bisogno per i richiami. Tutto il surplus dev’essere redistribuito, soprattutto perché siamo in un contesto in cui i trattamenti non sono equi. Facciamo in modo che ogni regione possa eseguire la seconda dose, stasera (ieri ndr) ne discuteremo con i rappresentanti del Governo, vogliamo capire se siamo gli unici ad essere penalizzati e confido siano sensibili all’argomento. In questa fase cruciale di profilassi siamo noi gli interlocutori diretti della comunità, ne ho parlato con il commissario all’emergenza Arcuri e mi è parso favorevole ad un approccio di tipo solidale».

Ora si spera in Astrazeneca

Tant’è. Da giorni, una pioggia di mail e chiamate sollecita Zaia ad acquistare direttamente, sul mercato, le fiale mancanti… «Purtroppo non è possibile, ci siamo informati, i produttori sottoscrivono accordi commerciali soltanto con le autorità di governo dell’Unione europea. Viceversa, com’è accaduto per le siringhe, avremmo già provveduto». Nel frattempo, serpeggiano qua e là seri dubbi circa la sostenibilità del piano e la prospettiva di un sollievo generale entro l’estate sembra allontanarsi… «Non sono d’accordo, la macchina messa a punto è efficiente e richiede soltanto il carburante. Il 29 l’Agenzia europea del farmaco si pronuncerà circa l’autorizzazione richiesta da AstraZeneca, alla quale l’Italia affida gran parte delle chance di successo. Se arriverà il sì alla distribuzione, come tutti auspichiamo, il problema dell’approvvigionamento sarà definitivamente risolto».

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