Polesine

Polesine, ancora terra di emigrazione

Il Polesine rimane, come in passato, una terra da cui andarsene.

Rovigo. Il Polesine è ancora terra di emigrazione. Sono dati allarmanti quelli che emergono dalle ultime ricerche. 7mila persone all’anno in media, fuggono dal rodigino: Bagnolo e Canda i Comuni con più migranti, ogni anno sparisce il 3% del paese.

Polesine ancora terra emigrazione

Minore attrattiva economica

Il Polesine rimane ancora terra di emigrazione. La provincia di Rovigo costituisce una minore attrattiva, dal punto di vista economico, non solo per i residenti nelle province di Padova, Mantova e Ferrara, ma anche per gli stessi polesani, che cominciano a andarsene.

E se ne vanno a ritmi preoccupanti.

Il cambio di rotta

Polesine ancora terra emigrazione

Il cambio di rotta, a livello demografico, si è avuto a partire dal 2014. Fino a quel momento, ormai da decenni, la provincia di Rovigo costituiva una significativa attrattiva dal punto di vista economico. Attirava lavoratori e capitali, anche esteri. Le industrie si ingrandivano e crescevano aumentando il lavoro e la manodopera disponibile.

Ma da ormai 5 anni l’immigrazione (interna ed esterna) ha subìto un costante rallentamento. Se nel 2012 sono arrivate in Polesine 6.202 persone da altri comuni italiani, già dall’anno successivo il flusso si era ridotto di oltre mille unità, attestandosi attorno a quota 5.200, dov’è rimasto fino ad ora. Netto e deciso anche il calo negli arrivi dall’estero.

Emigrazione in forte aumento

Al contrario, l’emigrazione risulta essere fortemente aumentata di recente. Il Polesine è ancora terra di emigrazione. Nell’anno 2012, sono stati quasi 7mila (6.751) i polesani che hanno scelto di emigrare.

Di questi, 6.333 hanno scelto altre province italiane, mentre 418 hanno optato per l’estero. Il fenomeno, è andato progressivamente aumentando negli anni successivi.

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Bagnolo di Po, paese di migranti

Ma è Bagnolo di Po il paese che si conferma campione di emigrazione. Il comune, nell’ultimo anno, ha visto un preoccupante calo percentuale di residenti, quasi il 3%. Si tratta di 35 abitanti in meno. A seguire Canda, che fa segnare un – 2,67% con 24 cittadini in meno.

Ma anche Rovigo è un capoluogo dove rimane forte la tendenza ad emigrare. Il saldo migratorio negativo qui è pari a 147 unità. In tutto, sono ben 33 i comuni della provincia dove se ne vanno più persone di quante arrivano.

Una tendenza antica

Ma la tendenza all’emigrazione nel Polesine è molto antica e si ripropone ciclicamente.

Già alla fine dell’Ottocento, a seguito della rotta dell’Adige, quando tutto il territorio fra il Po e il Canalbianco fu invaso dalle acque, molti fra gli 85mila sfollati decisero di lasciare quelle terre. La miseria, l’abbondanza di braccia in proporzione alla mancanza di lavoro e il succedersi di annate scarse comportò nel 1891 un’incidenza dell’emigrazione pari all’8%.

I paesi da dove, all’epoca, si partiva di più, erano Buso, Sarzano, Villadose, Stienta, Castelguglielmo e San Martino di Venezze.

La risposta della politica

Ma anche la politica cerca di dare una risposta a questo grave problema. Nella sala della Gran Guardia, qualche tempo fa ne aveva parlato pure l’attuale sindaco del PD Edoardo Gaffeo, docente di economia politica all’Università di Trento e studioso di flussi migratori.

Secondo Gaffeo, come anche secondo tutti gli esponenti della politica e dell’associazionismo intervenuti in questa riunione, l’obiettivo deve rimanere quello di «sviluppare il confronto tra i diversi attori sociali per cercare idee e soluzioni e tornare a costruire il futuro dei nostri giovani nel nostro territorio».

Pierfrancesco Divolo

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