Veneto

Prima prova seria. Il Mose la supera? Ma le prossime?

Per la prima volta nella storia millenaria di Venezia, mentre l’onda di marea premeva sull’Adriatico, spinta da uno Scirocco con raffiche fino a 30 nodi, la città è all’asciutto. Per circa sei ore ci sono stati 60 centimetri di differenza tra il livello del mare e il livello della laguna: significa che neppure piazza San Marco, la parte più bassa di Venezia, è andata sotto malgrado le previsioni di 135 centimetri, cioè acqua al ginocchio davanti alla Basilica. Insomma sembra che la prima prova sia andata.

Merito del Mose?

Merito del Mose, che dopo tanti anni ha mantenuto la promessa biblica di separare le acque del mare dalla laguna. Che le 78 paratoie mobili distribuite sulle tre bocche di porto (41 al Lido, 19 a Malamocco e 18 a Chioggia) venissero a galla era stato mostrato più volte, che tenessero all’asciutto la città con vento forte e mare formato ancora non lo si sapeva. Non c’erano state prove in simili condizioni e soprattutto, le prove precedenti si erano effettuate con una marea molto modesta.

Una buona prima prova

Venezia ieri è rimasta all’asciutto, ma non sarà così oggi e domani con due picchi di 115 e 110 centimetri previsti tra mezzogiorno e l’una. Il Mose non è completato, ha ancora tanti collaudi da fare, ci sono criticità non risolte, i costi di manutenzione non sono ancora esplicitati e soprattutto non sarà azionato con previsioni di marea sotto i 130 centimetri. Al di sotto di questo livello, le acque creano disagio, ma non rappresentano una calamità. E gli operatori economici sono attrezzati da decenni per farvi fronte limitando i danni.

Prima prova davvero?

Per Venezia non si tratta della fine delle preoccupazioni, perché il Mose non è ancora completato e collaudato, e certamente l’operazione di ieri cancella in un colpo solo tante brutte storie di ritardi e anche di corruzione alle quali l’opera è stata accostata. 

Prima prova e Brugnaro si prende il merito

Lo ricorda il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro dalla Smart Control Room del Tronchetto, mentre il Capo dello Stato Sergio Mattarella sta chiamando per esprimere soddisfazione per l’esito del test: «I no a tutto oggi sono stati sconfitti – dice Brugnaro – abbiamo dimostrato che la tecnologia e la scienza vincono. Dovremo continuare a lavorare perché il Mose non è ancora completato, però con oggi Venezia comincia a vedere uno spiraglio. Adesso è prioritario concludere i lavori e cominciare a pensare alle manutenzione dell’opera».

Prima prova dubbia per chi ancora aspetta la verifica

I veneziani vorrebbero sapere quante altre volte si alzeranno quelle dighe gialle che tra il Lido e Malamocco hanno compiuto il miracolo di bloccare la marea: «Io lo so, ma lo dirà il commissario» ha dichiarato il Sindaco. Oggi, con la marea prevista a 115, le paratoie resteranno giù. Ma molti sono ancora i dubbiosi.

M5S

Elena La Rocca attraverso i social fa notare: “Oggi il Mose ha fatto una prova generale ed ha funzionato. Certo, bisognerà metterlo alla prova con venti e correnti ben più forti, ma se il buongiorno si vede dal mattino.. Una cosa, però, è giusto dirla! Se il Mose ha funzionato oggi non è merito né di Brugnaro né di Zaia, ma del Movimento 5 Stelle che, prima col governo giallo-verde e ora col governo giallo-rosso, ha lavorato affinché le dighe funzionassero senza più sprechi e scandali! Che nessuno si prenda i meriti che non ha.. ! #sappiatelo!”

Bettin e la prima prova

C’è anche chi, come Gianfranco Bettin, ambientalista di lungo corso, neo consigliere comunale per Verde Progressista, resta critico. «Il primo vero stress test del Mose è riuscito: ottima notizia per chiunque ami Venezia ci viva o no. A chi addiziona la propria gioia di trionfalismo, vanno però ricordati i veri punti critici, tutti aperti» dichiara puntualizzando che «il sistema Mose fu scelto rispetto ad altre soluzioni grazie a corruzione e forzature politiche inaudite: Venezia avrebbe vissuto giornate come questa al riparò già da qualche lustro. Ma questo è il passato» e aggiunge «il vero test riguarderà la capacità del Mose di misurarsi con i mutamenti climatici, con maree più frequenti, senza far morire la laguna. Più chiusure significano anche duri colpi all’attività portuale, uno dei principali antidoti alla monocultura turistica e, dunque, un fattore di vitalità socioeconomica che rischia la crisi. La funzionalità del Mose risulterà costosissima e rischia di andare a scapito delle risorse necessarie a tutelare e ricostruire l’ecosistema finora manomesso. Su questi punti conclude Bettin comunque andrà avviata una verifica e una revisione del sistema».

I dubbiosi

Non sono mancati nemmeno i dubbiosi. Molti ingegneri ha scritto che il Mose ieri avrebbe potuto essere sostituito con due assi di legno. “La marea non era così sostenuta. Il vento di scirocco non era forte e pioveva poco. Voglio vederlo alla prova con situazioni climatiche molto più dure”, si azzarda a dire un ingegnere che vuole mantenere l’anonimato. A lui si affiancano quelli “esperti” sui social. “Ottima l’alzatura di ieri ma le dighe sono in condizioni pietose. Quasi marce. E persino i bulloni arrugginiti. Quanto potrà durare? Credo sia solo un fuoco di paglia”. Ma almeno per una giornata Venezia si è fatta un regalo.

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