Veneto

Privacy Sanitaria in Veneto. È stata rispettata?

Il giorno 11 Giugno ho inoltrato una richiesta di chiarimenti al Garante per la Protezione dei dati personali. In seguito ad una intervista apparsa sul Corriere della Sera il 3 Maggio https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/coronavirus-fase-2-quando-come-scatta-allerta-milano-veneto/cdab2368-8d68-11ea-876b-8ec8c59e51b8-va.shtml?. Che riportava la posizione del Veneto nella gestione del Covid19 dal Governatore Luca Zaia. Sulla Privacy Sanitaria.

Il problema della Privacy Sanitaria

“Il sistema di mappatura ideato da una società di ingegneria informatica sotto il coordinamento dall’ingegner Lorenzo Gubian, responsabile dei sistemi informativi di Azienda Zero, l’ente sanitario cui fanno capo le Asl venete, che hanno collaborato alla messa in funzione della piattaforma, prevede quanto segue.

Le analisi

Sono stati incrociati i dati di tre archivi. L’anagrafe sanitaria per avere i numeri civici dei contagiati e dei conviventi. Quella del personale sanitario, e il database di Veneto Lavoro. L’agenzia regionale che raccoglie le informazioni di tutti i dipendenti delle aziende e dei datori. I dati sono visibili solo dal capo della task force, dal governatore Luca Zaia, dall’assessore alla Sanità regionale e dal direttore generale. Mentre ad aziende sanitarie, Comuni e Prefetture vengono trasmessi solo quelli di loro competenza per attivare l’isolamento fiduciario, i tamponi, e la sorveglianza della quarantena.

Privacy sanitaria o no?

La domanda che viene posta nel servizio, e che condivido, è la seguente: “non c’è un problema di privacy? «In tempi normali non si incrociano tutte queste banche dati – riconosce Gubian – L’abbiamo fatto nell’interesse superiore della salute pubblica. È chiaro che finita l’emergenza tutto dovrà rientrare». Il giorno 11 Giugno il Garante risponde dicendo che ha avviato una istruttoria per esaminare il caso.

La mia richiesta

In particolare la mia richiesta verte sulla legittimità della compressione del diritto di Privacy rispetto la salute pubblica. Soprattutto alla luce del drastico calo dei contagi Covid-19 e alla presenza del “fattore tempo” per meglio disciplinarne l’utilizzo. Sappiamo infatti che i dati sanitari sono considerati dati super-sensibili e quindi devono essere trattati con la massima delicatezza, per evitarne possibili abusi.

I dubbi di Zaia

Inoltre proprio il Presidente Zaia ha espresso dubbi sull’app Immuni (Io non la installo), seppure questa abbia avuto la approvazione esplicita del Garante della Privacy per il modello su cui è stata costruita. Sembra quasi un boicottaggio. Purtroppo infatti si apprende che al secondo posto tra i motivi che ci sarebbero di diffidenza verso questa applicazione sono proprio quelli relativi alla Privacy. Che invece non sembra essere stata un problema per la Regione quando doveva costruire la sua “mappatura”. 

I nuovi focolai

Inoltre, con i recenti casi in Veneto importati da altre Regioni, o da viaggiatori, mi chiedo che senso abbia confidare in un sistema solo regionale. Invece che non incentivare un sistema nazionale come la App Immuni. La politica dovrebbe essere di supporto a tutte le iniziative scientifiche che aiutino a bloccare sul nascere focolai di Covid19 e non di ostacolo ad esse.

Giorgio Burlini
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