Veneto

Prosecco pericoloso?

Il caso scoppia nel trevigiano

«Potenzialmente pericoloso per l’ambiente». Secondo il quotidiano inglese Guardian, accanto a Docg e Doc, dovrebbe comparire pure questa dicitura sulle bottiglie di Prosecco. Ecco il nuovo attacco d’Oltremanica rivolto alle bollicine trevigiane per antonomasia. Questa volta il quotidiano inglese dalla sua cita una ricerca dell’Università di Padova. Perché sarebbe da considerare pericoloso? Perché la coltivazione della vite provocherebbe l’erosione delle colline che uniscono Conegliano e Valdobbiadene.

La risposta dei professori

Il quotidiano inglese mette in campo uno studio italiano, per di più della blasonata Università di Padova. Tuttavia è un docente dello stesso ateneo, il professor Andrea Pitacco, ordinario di Viticoltura, a riportare la questione dentro ben altri confini. Secondo il docente l’allarme per il rischio di erosione delle colline del Prosecco si basa su «una metodologia assolutamente insufficiente a dimostrare la reale entità del rischio di erosione nel territorio, e arriva a risultati probabilmente irrealistici, non supportati da alcun dato di misura».

La risposta di Zaia

“Il successo mondiale del Prosecco suscita evidentemente così tanti malumori negli avversari internazionali al punto che il prodotto di punta dell’enologia del Veneto (quarta regione esportatrice mondiale di vini) viene oramai accusato praticamente di tutto. Il Prosecco provoca la carie e fa male ai denti. Il Prosecco fa venire le alluvioni. Il Prosecco – è di due giorni fa – erode le storiche colline che noi vogliamo diventino patrimonio universale Unesco. Sono attacchi d’invidia, barzellette che non fanno ridere. In attesa che la stampa internazionale accusi il Prosecco anche di mangiare i bambini ricordiamo a tutti questi soloni che il Veneto ha sì novemila frane, ma nessuna dove si coltivano i vigneti, bensì dove il terreno e i pendii sono abbandonati. Ciò perché – conclude il Governatore – dove ci sono i vigneti, la cura della terra è addirittura maniacale. Ricordiamo tra l’altro che questi vigneti sono lì da centinaia di anni. Ciò che ne evidenzia l’unicità”.
Luca Ramon
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