Veneto

Pugno ancora più duro

E’ un Conte preoccupato quello che si è presentato ieri sera alle 22.30 davanti agli schermi per annunciare qualcosa che, forse, non avrebbe mai voluto dire. Ossia usare un pugno ancora più duro pur di battere questo nemico invisibile che sta falcidiando l’Italia. Tutto fermo. Altro che lockdown. Tutto tranne l’essenziale. Dalla filiera agroalimentare a quella farmaceutica. Dalla polizia ai trasporti passando per l’informazione. Stop completo a passeggiate, parchi, scuole, edilizia, studi professionali, uffici pubblici, attività artigianali. Vorrebbe poter annunciare che il picco è già passato. O che l’emergenza è finita. Ma non può. Perchè nessuno lo sa. Nemmeno chi combatte in prima linea. Potrebbe essere aprile come luglio. E Conte lo sa. Come sa quali saranno le ricadute economiche. E forse la notizia della sospensione del patto di stabilità ieri è stata accolta come una boccata di ossigeno.

L’inizio di Conte per annunciare la stretta del pugno

“E’ la crisi più difficile che stiamo affrontando dal secondo dopo guerra. Le immagini che ogni giorno vediamo ci stringono il cuore. Ma io non ho mai nascosto la gravità e ho voluto rendervi tutti partecipi di quanto stiamo vivendo. Nella speranza che l’emergenza finisca presto. Il prima possibile. Quelli che piangiamo sono storie di persone che avevano familiari, affetti, amici. Le misure che stiamo prendendo sono severe e lo so. Non è facile rinunciare alle nostre abitudini. Stare a casa. Ma è un sacrificio che dobbiamo fare tutti. Restare a casa è un sacrificio minimo se pensiamo a quello che per noi stanno facendo altri concittadini. Restare a casa è il modo per tutelarci e tutelare gli altri”.

Tutto chiuso ma il pugno non è di ferro

Nei luoghi cruciali della vita del paese c’è chi rischia molto di più. Dai medici agli infermieri. Dai farmacisti a chi si preoccupa dei trasporti. Dai commessi degli alimentari a coloro che rischiano la vita come le Forze dell’Ordine o i militari. “Queste persone compiono un gesto d’amore verso la patria. Lo fanno per difendere tutti noi. Per questo siamo giunti a prendere una decisione drastica ma che servirà come trampolino per rilanciarci ancora più forti domani”. Con queste parole Conte cerca di far capire l’importanza di una decisione da lui presa con difficoltà. Sull’onda di quanto, ad esempio autonomamente, stavano già facendo Lombardia e Veneto.

Cosa accadrà

Il passo avanti che è stato fatto è di chiudere su tutto il territorio nazionale ogni attività che non sia fondamentale, cruciale, necessaria a garantire beni e servizi essenziali. Con sindacati, rappresentanti, politici, è stata stilata una lista di tutti quei servizi che al momento non sono necessari per sostenere effettivamente le necessità prioritarie degli italiani. Ovviamente le scuole non riapriranno e sono già allo studio metodologie per l’apprendimento in remoto e una rivalutazione degli esami di maturità.

Chi resta aperto

Alimentari, negozi di prima necessità, supermercati, senza alcuna restrizione alle decisioni precedenti in merito a orari e distribuzione dei servizi. Insomma il pugno si chiude un po’ di più ma lascia traspirare ancora aria. L’appello del Premier però è chiaro. “Non intasate. Non è necessario assaltarli. Come non è necessario affollare le Poste che, come le banche resteranno aperte per garantire i loro servizi. Così come le attività assicurative e quelle legate strettamente, ma solo strettamente, alle aziende, come quelle dei trasporti, che sono attività necessarie per la sopravvivenza. Con loro farmacie, parafarmacie, i giornali, l’informazione. “Ma per molte delle attività necessarie come l’informazione – specifica il Premier – potenzieremo fino alla fine delle emergenze, lo smart working”.

Il motore del Paese

Il motore del Paese dunque rallenta ma non si ferma. Rallenta. Non è una decisione facile. Ma è l’unica da prendere per contenere al massimo e fermare il diffondersi dell’epidemia. Ma il Premier assicura che lo Stato c’è e ci sarà. Anche con misure straordinarie che ci permetteranno di ripartire quanto prima. Quelle rinunce che oggi facciamo sono la catena che ci terrà uniti per salvarci e ripartire più forti di prima. Il Premier chiude con la voce spezzata. “Non siete soli. Non abbiate paura. Non temete per il lavoro. Lo Stato vi aiuterà anche con sforzi maggiori. Siamo un grande Paese e insieme ce la faremo”.

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