Veneto

Quarantena o sequestro?

Ci sono storie che vanno raccontate. Spesso nascoste ma che rivelano la reale situazione del corona virus. Cosa significa stare in quarantena o essere ricoverati. Lottare giorno dopo giorno sentendosi abbandonati dalle istituzioni. Dalla sanità a cui hai affidato la tua vita. Vedere la disperazione attraverso gli occhi dei tuoi familiari. E scoprire che solo con forze che non pensavi di avere puoi andare avanti a difendere i tuoi amori. È la storia di Fabio. Bellunese, appassionato di musica. Viso rotondo. Sorriso. Ma basta un giorno perché tutto si trasformi in incubo.

La quarantena

Fabiano inizia a raccontare la sua storia. “Io e la mia famiglia siamo, da ormai 63 giorni, dimenticati dalle istituzioni. Lasciati in isolamento, o quarantena legale come la chiamano, dal responso di uno stupidissimo tampone che dà ancora per positivo al Covid 19 un membro della nostra famiglia. È tutto legale, non dico di no. Lo prevede la legge. Ma alla fine noi la stiamo vivendo come un sequestro di persona. Le autorità sanitarie hanno fatto il possibile almeno per lasciare più libero mio figlio, il quale ha trovato un domicilio alternativo provvisorio, ma nessuno ha potuto fare niente per questo stato di cose anomalo”.

Il disastro mediatico

“Questo virus ha fatto morti. Ne ha fatti tanti anche nella mia provincia. Anche mio padre è morto. Ma non per Covid – 19 , ma per abbandono. Ammalato di Alzheimer è arrivato al centro Covid di Belluno troppo tardi. Aveva alcune patologie pregresse, era in una casa di riposo. Nessuno si è preoccupato di lui. Abbandonato a sé stesso in tre giorni se ne è andato via”.

La quarantena ancora oggi

 “Siamo in isolamento totale dal 29 marzo, dopo che mia moglie, dipendente sanitaria, per motivi di lavoro, è rimasta contagiata. Dopo allora, tutti e quattro i componenti della mia famiglia, me compreso, sono risultati positivi. I sintomi sono stati leggeri e siamo diventati asintomatici praticamente intorno all’8-9 aprile.

La “vera storia”

“Il virus l’ha preso mia moglie e poi si è propagato a tutta la famiglia. Ma nessuno con gravi sintomi. Nell’arco di un mese io ed i miei figli ci siamo negativizzati. Mia moglie invece è ancora in attesa di negativizzazione, dopo diversi tamponi, tutti ancora. E questo ha creato anche disagio psicologico in famiglia. Le istituzioni e la sanità avevano le mani legate. Tutto a voce, nessun controllo personale, a parte una visita in loco i primi giorni per verificare i valori di mia moglie  poiché dopo una settimana eravamo tutti asintomatici. i protocolli, infatti, prevedono solo chiamate giornaliere per verificare eventuali sintomi di febbre o tosse. Purtroppo le cose sono andate a rilento, comprese le promesse di questi giorni di liberare almeno uno dei figli, che avrebbe trovato alloggio temporaneo da un amico,  fino alle mie proteste di pochi giorni fa che han sbloccato la stasi. Ho contattato alcuni giornali, la Regione Veneto e la Provincia di Belluno. Ma intanto mi interessa che “liberino” almeno mio figlio dalla quarantena. Per fortuna abbiamo tutti gli ammortizzatori sociali. Come musicista io cerco sempre di essere positivo ma ho dato il massimo per dare forza a mia moglie che si faceva carico di colpe non sue. Voleva anche andare in ospedale dover il rischio sarebbe stato ancora maggiore. Ora speriamo che le cose si risolvano al più presto”.

La quarantena continua

“Da allora, benché ormai uno alla volta ci siamo negativizzati a parte uno, continuiamo a dover essere costretti ad un isolamento totale. Mi spiego meglio. Non possiamo uscire dalla proprietà domestica. Io questo non lo chiamo quarantena ma sequestro di persona. In più la sanità pubblica e le istituzioni ci hanno dimenticato, eccetto che per telefonare al mattino per sapere se abbiamo febbre”.

Il disagio

 “Intanto passano i giorni e si accumulano i disagi. Mio figlio con contratto a termine e con 2 mesi di malattia non sa come andrà a finire. Per qualsiasi bisogno elementare come spesa e altre cose siamo costretti a scomodare parenti ed amici, per fortuna assai solidali con noi. L’attesa per i responsi dei tamponi sono lunghe e spesso anche psicologicamente snervanti. Ecco le istituzioni come sono: solertissime nell’applicare le pene e le sanzioni, ma assai ritardatarie nel portare aiuti concreti al cittadino. Intanto li fuori si è sbloccato il mondo, mentre noi siamo ancora in isolamento forzato Come reagirò? Di certo non lascerò sola la mia famiglia ma da oggi ho deciso che inizierò ad ammutinarmi! E fortuna che ci vantiamo di essere l’avanguardia”.

Fabiano

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close