Veneto

Referendum Venezia Mestre. Zaia non darà indicazioni

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ribadisce la sua «totale imparzialità» sul referendum per la separazione di Mestre da Venezia che si terrà, per decisione della giunta regionale, il primo dicembre. «Sarà il popolo a decidere e non diamo alcuna indicazione», ha detto il presidente. «Anche nelle fusione tra i Comuni – ricorda Zaia – siamo stati rispettosi sui possibili esiti. Nel referendum per la separazione ci sono due correnti di pensiero: se la vedano tra loro», ribadisce Zaia. Che chiarisce anche il perché della scelta della data.

La motivazione della data del referendum Venezia Mestre

«L’8 è il giorno dell’Immacolata e dell’apertura degli impianti da sci, il 15 era una data troppo sotto a Natale e qualcuno avrebbe potuto obiettare che c’erano i mercatini e via dicendo. I tempi erano stretti e l’unica data utile senza intoppi era il primo dicembre». Intanto i separatisti si preparano alla consultazione e alla massima divulgazione dei motivi validi per votare sì al referendum. Il “Partito dei Veneti” annuncia che viene ufficialmente lanciata la campagna referendaria a sostegno del SÌ alla separazione di Venezia-Mestre. Sul fronte dei contrari alla separazione sui social network continua a girare la posizione di “Una e Unica” che si definisce «stanca di referendum obsoleti».

Zaia e il referendum Venezia Mestre

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Il governatore del Veneto a Palazzo Balbi, dove ha appena illustrato degli interventi simbolo del dopo Vaia, dice «Nessuna indicazione. Da parte mia ci sarà una totale imparzialità, non darò alcuna indicazione né per il voto né per il non voto. Sarà il popolo a decidere».Però per il referendum sull’autonomia del Veneto un’indicazione l’aveva data. «Certo, era il mio referendum, non potevo non esprimermi».

Il segreto dell’opinione sul referendum Venezia Mestre

«Certo che un’opinione ce l’ho, ma non dico niente, perché qualunque cosa io dica diventerebbe un’indicazione di voto. Anche nelle fusioni tra i Comuni siamo stati rispettosi sui possibili esiti. Nel referendum per la separazione ci sono due correnti di pensiero: se la vedano tra loro».

La scelta

Ma è sulla data della consultazione referendaria che il governatore del Veneto dice la sua. Perché la scelta del presidente della Regione di fissare il voto a domenica 1° dicembre è stata contestata dai separatisti: due mesi di tempo per la campagna elettorale – è il ragionamento – sono un periodo limitato, troppo poco, così si rischia di avvantaggiare gli unionisti perché magari non si riesce a informare tutto il corpo elettorale. Accuse che Zaia non accetta.

La replica

«Adesso – sbotta – sarebbe pure una colpa aver fissato la data al 1° dicembre. Ma siccome chi è in malafede ce l’ha nel sangue, dico io due cose. La prima è che la consultazione andava fissata entro il 15 dicembre e la seconda è che altrimenti si saltava l’anno. Io avrei indetto il referendum già a novembre, ma mi è stato spiegato che non c’erano i tempi tecnici. Quindi, per forza di cose, non volendo perdere un anno, la consultazione referendaria si poteva tenere solo a dicembre. Ed entro il 15 del mese. Se avessi scelto l’8 dicembre – dice Zaia – e poi si fosse verificata una scarsa affluenza alle urne, magari mi avrebbero accusato di aver scelto volutamente quella giornata per non far andare la gente a votare. Sarebbe stato un alibi. Niente da fare. Si fa il 1°, non c’è nessuna strategia».

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