Veneto

Regioni in rivolta

La “santa alleanza” delle Regioni contro il ministro Speranza per scongiurare la soglia del nuovo parametro di 250 contagi ogni 100 mila abitanti che fa scattare la zona rossa. Il Veneto è già condannato con il record di 454,31 casi in una settimana, che raddoppia a 927 su 14 giorni. In termini assoluti da inizio pandemia il peso dei positivi ogni 100 mila abitanti è il più alto d’Italia, pari a 5.888 casi mentre la Lombardia si ferma a 4.811 ma con il record assoluto dei morti a quota 25.725, mentre il Veneto ne conta 7.422.A guidare la crociata contro gli “scienziati” dell’Iss di Speranza che hanno proposto il nuovo parametro è Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e protagonista con Zaia e Fontana della trattativa dell’autonomia differenziata, in nome del titolo V della Costituzione.

A Roma tutto bloccato

Tutto è fermo a Roma e la verifica di governo forse dirà l’ultima parola sulla legge quadro del ministro Boccia, mai approvata da palazzo Chigi. Resta però un fatto inoppugnabile: dal 2001 la sanità è materia delegata alle Regioni ma il coordinamento di ogni pandemia è affidato al governo centrale, come recita la Costituzione. Trovare il punto di equilibrio è tutt’altro che facile e stamattina ci sarà l’ennesimo round tra i ministri Boccia e Speranza e i presidenti delle Regioni, guidati da Bonaccini. Le premesse sono chiare: «Quel limite non l’abbiamo chiesto noi e se volete la mia impressione non entrerà fra quelli utilizzati per decidere la colorazione o lo spostamento», ha detto il presidente dell’Emilia-Romagna in visita alla sua Modena. L’asse con Zaia è più forte di quello con Zingaretti, la “fedeltà” di partito mal si concilia con i dati dell’epidemia che vedono ancora il triangolo industriale lombardo-veneto-emiliano tra i più colpiti in Europa. Tutelare la salute e salvaguardare i redditi e i posti di lavoro sta diventando sempre più complicato, perché dalla pandemia se ne uscirà solo dopo aver vaccinato 42 milioni di italiani. Bonaccini però non vuole nemmeno sentir parlare dell’ipotesi avanzata da Iss e Cts, di far entrare direttamente in zona rossa le regioni con un’incidenza di 250 contagi settimanali ogni 100mila abitanti. «Ci confronteremo con il governo e come sempre cercheremo di fare il meglio possibile».

Cronoprogramma

Dopo il Veneto, nella soglia a rischio c’è infatti l’Emilia seguita da Bolzano. Si salva solo la Toscana, che manda gli studenti a scuola grazie alle restrizioni fatte scattare a novembre. I tecnici dell’Istituto superiore di sanità però hanno proposto al ministro Speranza una linea dura con il nuovo Dpcm del 15 gennaio, perché negli ultimi due mesi la situazione si è aggravata. Non solo per i contagi, ma per lo stress del sistema ospedaliero con le terapie intensive oltre la soglia critica del 30%.Che la questione sia assai delicata, lo conferma il vertice dei capi delegazione dei partiti di maggioranza, che si è tenuto con il premier Conte. Nessuno scontro con le Regioni, l’obiettivo resta quello di concordare un Dpcm e le nuove soglie dei parametri si decideranno il 13 gennaio e non certo oggi. Il cronoprogramma è tracciato: oggi il vertice con i governatori, poi il ministero Speranza farà le sue comunicazioni al Parlamento. Poi Conte scoprirà le carte. Da oggi, infine, per il Veneto scatta la zona arancione alla pari di Calabria, Sicilia, Emilia e Lombardia: chiusi bar e ristoranti, negozi aperti.

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