Veneto

Regioni in rivolta

A dirla con parole semplici, i presidenti di Regione si sentono «fregati» per la seconda volta dal Governo e sono piuttosto «incavolati». La prima è stata lo scorso novembre, quando si videro recapitare di domenica mattina via mail il Dpcm che divideva le Regioni in fasce colorate; la seconda è stata ieri, quando si sono svegliati con il «Decreto Natale» già pubblicato in gazzetta ufficiale con la firma del capo dello Stato. E con una riunione con il governo in programma per il primo pomeriggio. «Se ti presenti con misure già firmate, questo incontro non ha senso», protestano dalle parti di Stefano Bonaccini, che dei governatori è il presidente. E allora i presidenti si fanno sentire, («Stupore e rammarico, è venuta meno la leale collaborazione»), anche se nella sostanza ingoiano il rospo. E tutta la querelle si riduce a un punto: il divieto di spostarsi tra Comuni nei giorni delle feste comandate.

Lombardia per prima

«Una decisione lunare», per dirla con il leghista Attilio Fontana, seguito a ruota dai colleghi di destra Toti e Zaia. E dal presidente del Friuli, Fedriga, che propone di consentire i viaggi tra Comuni della stessa provincia. «A Roma vivono tutti ai Parioli o qualcuno viaggia?». Ma anche se Salvini prega di «non dividere le famiglie a Natale», il Governo fa muro e gli stessi Comuni italiani approvano. Anzi, avrebbero voluto lo stop esteso agli sconfinamenti anche alla vigilia di Natale, «perché temiamo gli assembramenti del 24 per scambiarsi auguri e doni», dicono i sindaci al premier. «I sindaci sono contrari allo sbraco», chiude i giochi Matteo Ricci da Pesaro, presidente delle autonomie locali. Stoppando le richieste di 24 senatori su 35 Dem, mossi da Andrea Marcucci, che chiedono di togliere lo stop tra Comuni. Richiesta bloccata sul nascere da Nicola Zingaretti, «oggi quasi mille morti, rifletta chi critica le regole».

Il premier

Il premier, nella riunione con i governatori collegati sui monitor, si stizzisce un poco: «Signori miei, stiamo utilizzando un divieto di spostamento tra Comuni già previsto per zone rosse e arancioni, qui lo applichiamo anche per le zone gialle, ma per soli tre giorni». E se dalle parti di Speranza, Stefano Fassina sbuffa per queste uscite dei governatori, che «cavalcano la rabbia e il malcontento», Conte però tende la mano. «Certo, se poi parliamo di non lasciare anziani da soli, è previsto lo stato di necessità nella autodichiarazione. Così come se uno va dal padre malato nessuno lo impedisce. E se ci sono cose poco chiare si vanno a specificare nelle “faq” della presidenza del Consiglio».

Possibili deroghe

Insomma, sono previste piccole e limitate deroghe per i parenti soli. Perfino il Comitato tecnico scientifico chiede di prevedere una deroga allo spostamento, per le piccole località. Come al solito si media e d’intesa con Boccia e Speranza, il premier concede qualcosa alle regioni: ok a sollecitare il Cts per l’approvazione delle linee guida per riaprire le piste da sci davvero entro il 7 gennaio. E a specificare meglio le attività sportive di alto livello: il governo spiega che saranno manifestazioni sportive nazionali. Ma, soprattutto, dal 7 gennaio il primo ciclo di scuola sarà in presenza al 100%, le superiori al 75%. Ma a frenare le intemperanze dei governatori infuriati ci pensa Francesco Boccia. A Bonaccini che parla a nome di tutti lamentando che il Governo non ha consultato i governatori, il ministro degli Affari regionali risponde secco: «Mi stupisce il vostro stupore. Le norme inserite nel decreto le conoscevate bene e sono state discusse in due riunioni durate 7 ore. E vi abbiamo sempre detto con chiarezza che quei due punti, coprifuoco e divieto di spostamenti, per noi erano inamovibili».

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