Veneto

Regole uguali per tutti

Se l’Italia vede la luce in fondo al tunnel, con 23mila nuovi casi ieri, un rapporto tra diagnosi e tamponi sceso al 12 per cento e purtroppo il record di 853 morti, il nuovo incubo sono le vacanze che possono fare di nuovo da volano al Covid. E questa paura aleggia in tutta Europa. Tanto che si lavora per uniformare le regole tra i vari Paesi, perfino quelle dei cenoni: Roberto Speranza oggi affronterà il tema con Conte e i capidelegazione e potrebbe proporre la soluzione tedesca, da lui citata ieri: 10 persone a tavola, oltre ai figli minori di 14 anni. «Bisognerà limitarsi agli affetti più stretti».

Il fattore tempo

Insomma, si deve decidere tutto e in fretta, anche se l’epicentro del possibile terremoto si concentra sull’arco alpino, dove si tenta di trovare un’intesa tra i Paesi europei – Italia, Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Austria, Slovenia, Repubblica Ceca – per chiusure comuni degli impianti di sci fino al 10 gennaio. Altrimenti a qualcuno potrebbe venire voglia di chiudere i confini. L’Italia sta trattando e non lancia minacce, ma regioni come la Baviera (che ospita località montane del calibro di Garmisch e che confina con l’Austria), già non lo escludono e accendono la miccia: «Serve un accordo europeo sulle chiusure, se vogliamo mantenere i confini aperti». Ma le diplomazie trattano per un accordo europeo su tutte le chiusure straordinarie per il periodo natalizio. Ne ha parlato ieri Giuseppe Conte in un colloquio telefonico con Ursula Von der Leyen. «Abbiamo discusso anche del coordinamento europeo delle misure sanitarie sul Covid in occasione del periodo natalizio».

La commissione europea

E il risultato è che la Commissione europea proverà a dare una mano a trovare una piattaforma comune. Non solo sul problema dello sci. Gli sherpa dei vari governi stanno già lavorando per arrivare ad un’intesa magari entro il 2 dicembre. Con non poche difficoltà sul fronte degli impianti da discesa: l’Austria vuole tenerli aperti, la Francia si prende 10 giorni per decidere e per noi sarebbe meglio sbrigarsi, visto che i gestori e le categorie fremono. La Germania aiuta la mediazione. Conte, d’accordo con Merkel, Macron e Von der Leyen, parte da questo presupposto: visto che andiamo verso misure straordinarie, coordiniamoci il più possibile. Per due motivi: per esempio, se l’Italia chiude Courmayeur e la Francia apre Chamonix, si ritrova l’invasione degli sciatori italiani. E a gennaio i due Paesi avranno una ripartenza dell’epidemia.

Il problema economico

Oltre al tema sanitario, c’è poi quello economico non secondario. E si negozia affinché le misure si avvicino il più possibile per farle coincidere. Ma si cerca di far coincidere anche le altre restrizioni nazionali per le festività: «Si partirà dai punti in comune che già esistono, lavorando sui gap per avvicinare le normative», spiegano fonti diplomatiche. Intanto, Conte e Azzolina lavorano per riaprire le scuole coinvolgendo i sindaci prima di Natale. In quel periodo i negozi saranno aperti fino alle 22 e i centri commerciali nei week end, ma durante le feste arriverà la stretta: spostamenti vietati tra regioni anche se gialle, tra il 24 dicembre e il 6 gennaio; niente feste di piazza, cenone a numero chiuso e coprifuoco per tutto il periodo e valido anche per le messe, con un’eventuale deroga per la sera della Vigilia. «Si cercano regole di ingaggio europee», confermano dal ministero della Salute: dove si cita l’esempio dei 16 Land della Germania, che hanno deciso di consentire cenoni con dieci persone, senza contare i minori di 14 anni e di vietare i fuochi di artificio. Quindi si proverà a fare asse tra vari Paesi, anche per far ingoiare meglio l’amaro calice della stretta natalizia. Fonti diplomatiche spiegano che si cerca di mettere nero su bianco una “line to take”, ovvero una piattaforma non obbligatoria.

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