Veneto

Reinfezioni da Covid, tre casi allo studio in Veneto. «Può essere l’effetto delle varianti»

Ultime a riempirsi e ultime a svuotarsi: parte da una semplice sequenza logica il professor Andrea Vianello, direttore di Fisiopatologia respiratoria e coordinatore delle Terapie subintensive Covid nell’Azienda ospedale Università di Padova, per spiegare la dinamica che vede ancora saturi i reparti di Terapia Subintensiva e Intensiva dedicati ai pazienti Covid positivi, mentre le Malattie infettive hanno già dimezzato i posti letto occupati. Ma c’è almeno un altro elemento che il professore mette sul piatto, ovvero l’effetto varianti. In particolare per una serie di casi di reinfezione di pazienti negativizzatisi da poco: per ora è solo un’ipotesi, ma sono in corso i sequenziamenti del virus per capire se effettivamente c’è lo zampino di qualche variante a spiegare il decorso clinico anomalo riscontrato.

Effetto domino

«Così come i nostri reparti iniziano a riempirsi più tardi, così si svuotano più tardi» sottolinea Vianello, «come abbiamo già visto la catena parte dall’aumento dei contagi, passa per gli ingressi a Malattie infettive, successivamente in Subintensiva e quindi in Intensiva. C’è un gap da considerare di 15 o 20 giorni e questo vale nella fase crescente come in quella calante». C’è anche un fattore clinico: «Dobbiamo considerare che i pazienti ricoverati in Subintensiva e Intensiva sono quelli più gravi, con decorsi clinici complessi e tempi di recupero più lunghi. Un ricovero medio qui dura di più di un ricovero medio agli Infettivi. Per il resto» aggiunge Vianello, «non direi che la percentuale di pazienti Covid gravi sul totale degli accessi in ospedale sia aumentata. In Subintensiva avevamo dai 3 fino ai 5 ricoveri al giorno dal Pronto soccorso fino a venti giorni fa, ora la media è di uno». Il professore conferma un’età media nettamente più bassa tra i ricoverati: «Un parametro che ha caratterizzato sempre di più la seconda e la terza ondata della pandemia e che si attesta ormai a 15 anni in meno rispetto all’inizio, con anziani e super anziani quasi scomparsi».

Effetto varianti

Al netto di fattori temporali e decorso clinico, c’è un altro interrogativo a cui gli specialisti dell’Azienda ospedaliera universitaria padovana stanno cercando una risposta per spiegare il numero di ricoveri in Terapia Subintensiva e Intensiva: «Abbiamo avuto alcuni casi che suscitano particolare perplessità rispetto all’andamento atipico del decorso dell’infezione che può far pensare all’effetto di una variante del virus. Mi riferisco a casi di reinfezione di pazienti che erano guariti o di recrudescenza improvvisa dell’infezione. Siamo però nel campo delle ipotesi, attendiamo l’esito dei sequenziamenti per avere un quadro più chiaro». Gli esiti di questa indagine saranno importanti per capire qualcosa di più rispetto alla risposta immunitaria al coronavirus da parte di chi ha già contratto l’infezione, e il rischio di destabilizzazione che può essere correlato alla diffusione delle varianti.

Nuova normalità

«La situazione è decisamente in miglioramento dentro e fuori gli ospedali» osserva Vianello, «ma ritengo un errore pensare che l’obiettivo sia il ritorno alla normalità pre pandemia. È necessario un nuovo equilibrio per una situazione che sarà diversa. Si discute, ad esempio, se togliere l’obbligo della mascherina. Per me è come la cintura di sicurezza in auto: al di là dell’obbligo di legge, posso anche non metterla ma so che vado incontro a un rischio. Non dico che dovremo vivere sempre con la mascherina, ma che possiamo preservare meglio la nostra salute rispettando alcuni accorgimenti anche al di là del Covid. È un equilibrio che richiede un minimo sforzo da parte di tutti. Anni fa il reparto si riempiva di pazienti con polmonite influenzale, quest’anno nemmeno uno» conclude Vianello, «non possiamo tornare indietro».

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