Veneto

Richiami a sei settimane, l’avviso di Pfizer: attenersi ai 21 giorni

Disco rosso all’iniziativa del Governo, accolta dalla nostra Regione, di posticipare a 42 giorni la somministrazione dei richiami dei vaccini mRNA, Pfizer e Moderna. A chiedere la sospensione della pratica è direttamente Valeria Marino, direttrice medica di Pfizer Italia. «Il vaccino è stato studiato per una seconda somministrazione dopo 21 giorni. Dati su un più lungo range di somministrazione al momento non ne abbiamo, se non nelle osservazioni di vita reale, come è stato fatto nel Regno Unito» le parole di Marino. «È una valutazione del Cts, osserveremo quello che succede. Come Pfizer, dico di attenersi a quello che è emerso dagli studi scientifici, perché questo garantisce i risultati che hanno permesso l’autorizzazione».

Cosa farà il Veneto

Da capire, ora, come si muoverà la Regione Veneto, allineatesi alla nuova raccomandazione del Cts diffusa poi dal Governo. I nuovi appuntamenti fissati in Veneto prevedono il richiamo a sei settimane, recependo la raccomandazione e garantendo così un ampliamento della platea dei vaccinati con la prima dose. Una decisione che aveva fatto storcere il naso ad Antonella Viola. L’immunologa dell’Università di Padova che, di fatto, anticipando le parole della direttrice medica di Pfizer Italia, ha sostenuto: «In assenza di lockdown, ritardare la seconda dose è un forte azzardo. Per chi è solo parzialmente protetto e per la comunità».

Possibilità di anticipo

In Veneto, i 42 giorni non sono stati applicati ai trapiantati e alle persone in attese di trapianto, a cui si è continuato a dare appuntamento dopo 21 giorni; mentre per altri soggetti, come gli oncologici, la decisione era in capo al medico. Ora si attende di capire se la Regione deciderà di accogliere questa ulteriore raccomandazione. E, nel caso, se anticiperà gli appuntamenti già presi dopo sei settimane. Decisione che potrebbe rallentare la somministrazione delle prime dosi.

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