Veneto

Rischio collasso Covid

Un paradosso crudele. Rispetto a marzo, il rapporto percentuale tra positivi al Covid e tamponi eseguiti è sceso del 75% ma il numero assoluto di contagi intercettati dai test (ieri ne sono stati eseguiti quasi 48 mila tra molecolari e rapidi) si traduce in una catena drammatica di mortalità e ricoveri. Sono 107 i decessi nelle ultime ventiquattr’ore in un Veneto avviato tristemente alle quattromila vittime. «Oggi il virus è obiettivamente meno presente che a primavera ma allora il terrore dell’infezione e le misure stringenti dettavano comportamenti cauti, oggi invece il distanziamento sociale langue», il commento di Luca Zaia in apertura del briefing. «Alcuni segnali indicano un lieve rallentamento della curva epidemiologica però la situazione resta allarmante. Il rischio di retrocedere dal giallo all’arancione? È reale e a determinarlo sono i comportamenti, mi appello al senso civico: il nostro sistema sanitario offre prove straordinarie ma le sue possibilità non sono illimitate».

I ricoveri

L’allusione corre al circuito ospedaliero gravato da tremila degenze, con intere divisioni – dalle malattie infettive alle cure subintensive – in evidente affanno: «Una pressione prolungata e crescente conduce al collasso, abbiamo mobilitato ogni risorsa umana e materiale, disponiamo di mille terapie intensive attivabili ma tutto ciò non basterà senza la collaborazione di tutti. Sento che si discute sulle feste di Natale, chiedo rispetto verso i medici, gli infermieri e gli operatori che non parteciperanno a cene o veglioni ma resteranno in reparto a curare i malati». L’indice, una volta ancora, si leva contro gli affollamenti veicolo di focolai e culmina in un invito perentorio al Governo: «Una casa si costruisce dalle fondamenta quindi è inutile parlare di sci, teatro o cinema. Se decidiamo che l’assembramento è il pericolo principale, lo si affronti con provvedimenti mirati su scala nazionale. Aggrediamo la causa prima degli effetti altrimenti si creano sperequazioni: come si fa a spiegare che una passeggiata in montagna è più pericolosa dello shopping al centro commerciale?».

Problema messe

«A chi straparla di affidare ai prefetti la gestione del trasporto scolastico e degli ingressi differenziati negli istituti, rispondo che non ci faremo commissariare da nessuno, amministriamo da dieci anni e conosciamo il nostro dovere. Le prefetture poi hanno ben altri compiti da svolgere». Il silenzio della scienza su test fai-da-te di Roberto Rigoli? «Sono deluso da questo atteggiamento, sembra che ci stiamo lavorando solo noi, presto lo offrirà mezzo mondo e allora finiremo per acquistarlo all’estero, come quasi tutto». Una nota soddisfatta sui saturimetri forniti ai malati in cura a domicilio – «Già distribuiti 7-10 mila strumenti, dico bravi ai medici di base» – e una stoccata all’Unione europea che vuole vietare le messe di Natale: «Mi pare improprio e poco rispettoso verso le radici cristiane della nostra civiltà, forse che nelle chiese c’è maggiore ressa che in piazza?». Battuta finale sulla comunicazione: «Senza una seria campagna informativa e di coinvolgimento dei cittadini, anche attraverso spot validati dagli scienziati, il sentiment collettivo oscillerà tra stanchezza e rifiuto. L’ho chiesta formalmente ai ministri, agiscano o il Veneto andrà avanti da solo».

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