Veneto

Rischio ribellione arancio

Il crinale tra sollievo e ansia è un decimale diabolico, quello che cristallizza a 1,20 il tasso di contagio Rt del Veneto (il più elevato del Paese ove si eccettui la piccola Basilicata) e incrina le speranze in una pausa ravvicinata del Covid, alimentando il rischio di un passaggio dalla rassicurante fascia gialla all’assai più restrittiva tinta arancione. «Venerdì il ministero procederà alla riclassificazione delle regioni e non potremo esimerci da una valutazione», il commento preoccupato di Luca Zaia «se trascuriamo il distanziamento, chiacchieriamo al bar senza mascherina e gli assembramenti si ripetono, è inevitabile l’innalzamento dell’indice Rt e così l’approdo a un colore diverso. Allora, forse, apprezzeremo di più questo giallo vissuto da alcuni come un grande sacrificio».

Cosa cambierebbe

Dove l’allusione corre allo spauracchio conseguente: circolazione bloccata entro i confini regionali e chiusura totale dei locali pubblici, in primis. l’andamento di infezioni e decessiQual è davvero l’andamento dell’infezione? Al boom dei tamponi, com’è logico, corrisponde un maggior numero di positivi – sia pure con percentuali assai inferiori rispetto alla primavera – a pesare però è l’accresciuto flusso di ricoveri: circa 2900 oggi a fronte del “tetto” di 2400 raggiunto nella prima ondata. Si muore di meno – «Marzo ha registrato un +30% di decessi rispetto al 2019, a novembre l’analogo raffronto segna+1%, si tratta comunque di un impatto devastante e guai a chi parla di virus dei vecchi, quasi si trattasse di zavorra» – ma ci si ammala di più e la contrazione delle prestazioni ospedaliere ordinarie, qui come altrove, non è indolore: «Mi ha scritto una signora che abita in una regione diversa dalla nostra, deve sottoporsi a un delicato intervento chirurgico oncologico, le hanno rinviato l’operazione di due mesi, potete immaginare il suo stato d’animo», racconta il governatore.

L’indice Rt

«Laddove sono stati limitati fortemente i contatti sociali, l’indice Rt è sceso, a riprova che i comportamenti sono un fattore decisivo», incalza Gianpaolo Bottacin, l’assessore alla protezione civile che lavora all’algoritmo previsionale, affidabile nel collocare a fine novembre il picco “a campana” della curva. En passant, lo screening compiuto domenica ad Auronzo nella fascia 41-65 anni (il 33% della popolazione) ha fissato intorno all’1% l’incidenza dei positivi e, a proposito di montagna, ieri la controversa apertura della stagione bianca è echeggiata nel confronto tra Governo e Regioni; al riguardo però Zaia prende le distanze dagli assessori al turismo dell’arco alpino, incluso il veneto Federico Caner, che sull’esempio austriaco chiedono di consentire l’accesso alle piste di sci a quanti soggiornino in alberghi o seconde case: «Non è un punto di partenza, mi pare una proposta minimale…». Che altro? Procede l’operazione vaccini («Abbiamo acquistato i frigoriferi speciali per mantenere le dosi a -80°») mentre il test fai-da-te made in Veneto raccoglie scarsa a attenzione a Roma: «Finirà che tutto il mondo lo adotterà e l’Italia arriverà buona ultima». Più ancora, il governatore avverte segnali di insofferenza diffusa: «Se pensiamo di gestire l’emergenza con Dpcm e ordinanze fino ad aprile, lo sfinimento dei cittadini provocherà una reazione uguale e contraria, non di assuefazione ma di ribellione. Serve un patto istituzionale forte, fondato su coinvolgimento e comunicazione».

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