Veneto

Rischio Veneto rosso in 10 giorni

La zona rossa incombe dietro l’angolo per il Veneto. Già perché se da domani, dopo due mesi di relativa tranquillità, la regione ripiomberà nella zona arancione, a destare enorme preoccupazione è la previsione dell’Istituto superiore di sanità (Iss) secondo cui, da qui ai prossimi dieci giorni, l’Rt dall’attuale 1,12 potrebbe raggiungere 1,3. E quindi, condannare il Veneto in zona rossa (che scatta sopra l’1,25), sempre che non intervengano misure drastiche, e quindi restrizioni ma anche tracciamento e isolamento. Il documento recapitato dall’Iss a palazzo Balbi è stato annunciato da Francesca Russo, capo del dipartimento di Prevenzione della Regione Veneto.

Tutto troppo veloce

Complici la variante inglese e le blande restrizioni che impone la zona gialla, il Veneto si è ritrovato quasi da un giorno all’altro di fronte a un quadro epidemiologico completamente mutato. Lo evidenzia anche la successione dell’indice Rt delle ultime settimane pubblicato nei bollettini settimanali dell’Iss, che però si riferiscono alle due settimane precedenti. In base al bollettino del 5 febbraio, l’Rt del 20 di gennaio, era 0,63; 1,08 in base alla valutazione rilasciata il 5 di marzo. Una curva in perenne ascesa. Da qui, la preoccupazione per le prossime settimane che potrebbero portare il Veneto direttamente in zona rossa. Ecco spiegato il motivo per cui si torna a un tracciamento capillare di fase 1 (compreso il contact tracing dei contatti a basso rischio), alle restrizioni e viene paventata una chiusura su base distrettuale o provinciale delle scuole (ancora non si sa a partire da quale ciclo scolastico). Padova è in cima alla lista del rischio chiusura, in base a quanto accaduto in quattro istituti dell’Alta padovana. A completare un quadro per nulla rassicurante i dati settimanali forniti da fondazione Gimbe, che monitora l’andamento dell’epidemia regione per regione: «Nella settimana 24 febbraio-2 marzo risultano in peggioramento gli indicatori relativi ai “casi attualmente positivi per 100.000 abitanti” e alle “variazioni percentuali dei nuovi casi” rispetto alla settimana precedente. Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica e terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19. In particolare nella settimana 24 febbraio-2 marzo si registra una variazione percentuale dei nuovi casi maggiore del 20%, rispetto alla settimana precedente, nelle province di Padova, Rovigo, Treviso, Verona e Vicenza».

Situazione in peggioramento

Che la situazione stia peggiorando in tutta Italia non è un mistero. Ecco perché secondo Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di microbiologia dell’Università di Padova, bisogna modificare il sistema di analisi dell’andamento della pandemia che «si basa su dati vecchi di 15 giorni è più urgente che mai». In parole semplici: «È come guidare guardando solo lo specchietto retrovisore». Per Crisanti «l’indice Rt calcolato in questo modo ha un effetto discontinuo su tutto il sistema e non rispecchia affatto la reale situazione». Il risultato è «che ci si ritrova a prendere decisioni sulla base di elementi ormai superati».Per l’esperto, bisognerebbe invece prendere in esame «un parametro che tenga conto dell’incidenza del numero dei tamponi fatti e della popolazione». Troppo larghe, per il direttore di Microbiologia, anche le maglie della soglia dei 250 casi per 100mila abitanti introdotta nel nuovo. «Va uniformata la capacità di fare tamponi e rendere il passaggio automatico, e non facoltativo, al superamento della soglia», aggiunge Crisanti. Tracciamento e vaccini restano l’unica arma efficace. «Anche dopo che avremo raggiunto l’immunità», conclude Crisanti, «perché la maggior parte del mondo non è vaccinato e la copertura per noi è di circa un anno».

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