Veneto

Riviera del Brenta: alla ricerca del progetto perduto

In molti li avranno quasi sicuramente dimenticati, sprofondati nell’oblio. Ma c’è stato un tempo, non molto lontano, in cui nella “Riviera Fiorita” fiorivano anche idee suggestive ed ambiziosi progetti di sviluppo. C’era il progetto VERVE, acronimo di “Venice Escape River Vacation Experience”, un polo multifunzionale firmato dall’architetto Flavio Albanese e promosso da Acrib, l’Associazione calzaturieri del Brenta, dedicato alla moda, al design e all’innovazione che sarebbe dovuto sorgere a Fiesso d’Artico su una superficie di 60mila metri quadrati circa, con spazi direzionali e commerciali, nonché un laboratorio-museo dell’abbigliamento e della calzatura, un polo ricettivo ed un’area residenziale.

C’era poi il progetto VENETOCITY, disegnato da due grandi nomi dell’architettura e del paesaggio internazionali – Mario Cucinella per l’architettura e l’impianto urbanistico e Andreas Kipar per l’infrastrutturazione verde e il paesaggio – che integrava il riutilizzo e la valorizzazione del territorio con la sostenibilità ambientale. Un luogo, nel cuore del Veneto, a pochi minuti dalla laguna veneziana, dove secondo le intenzioni degli ideatori avrebbero trovato spazio attività direzionali, commerciali, ricettive, tecnologiche, del tempo libero, dell’istruzione e della formazione.

E allontanandoci di pochi chilometri dalla Riviera del Brenta, possiamo ricordare anche il progetto del PALAIS LUMIERE di Pierre Cardin, che avrebbe ridisegnato lo skyline lagunare con una mega torre da 255 metri tra il cavalcavia di Mestre e via delle Macchine a Marghera. Intorno a questi progetti sono nate discussioni e dibattiti. Favorevoli e contrari si sono confrontati e scontrati con veemente passione e partecipazione. Per ragioni diverse, nessuno di questi progetti ha poi visto la luce.

A distanza di qualche anno, a mente fredda e a polemiche ormai sopite, rimane tuttavia sempre attuale la necessità di indicare una “visione” nuova per il futuro di questo territorio. Magari partendo dalla proposta, rilanciata a inizio 2018 dall’ex sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta, di candidare la Riviera del Brenta a patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Nell’attesa, consoliamoci con il boom di sagre e street food del turismo enogastronomico.

Massimo Mescalchin

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