Veneto

Rovigo, il macero dei libri: interviene Vittorio Sgarbi

Tra i 27 quintali di libri al macero anche il patrimonio letterario donato dallo scrittore rodigino Gian Antonio Cibotto. Il critico d’arte presenta un’interrogazione al Ministro

Rovigo. Non si placa la polemica innescatasi nei mesi scorsi a seguito della decisione di Giovanni Boniolo, Presidente dell’Accademia dei Concordi, di mandare al macero una notevole quantità di volumi – oltre 27 quintali, stipati in due container –, tra cui spicca il generoso lascito effettuato dal compianto giornalista, scrittore, poeta polesano Gian Antonio Cibotto, scomparso nell’agosto del 2017.

Negli ultimi mesi il caso aveva suscitato accesi confronti, ma nei giorni scorsi ha oltrepassato i confini della provincia di Rovigo per giungere addirittura nell’Aula di Palazzo Montecitorio: il noto critico ferrarese Vittorio Sgarbi, in qualità di deputato del Gruppo Misto, ha infatti rivolto un’interrogazione parlamentare al Ministro per i Beni Culturali Alberto Bonisoli chiedendo che il Mibac faccia chiarezza sull’intera vicenda.

Il parlamentare, che in precedenti dichiarazioni si era detto «incazzato nero» per la decisione presa da Boniolo, domanda in primo luogo se l’amministrazione comunale di Rovigo – comproprietaria del fondo librario conservato presso l’Accademia – abbia approvato l’operazione o ne sia in qualche modo coinvolta.

Sgarbi evidenzia poi con una certa «inquietudine» che il materiale non inventariato e mandato al macero proveniva in gran parte dal generoso lascito di Gian Antonio Cibotto, «la cui produzione» – aggiunge il parlamentare – «sarebbe stata trattata come si trattano dei rifiuti».

Secondo l’onorevole pare «molto singolare che, a parte possibili condizioni o vincoli testamentari che sarebbe utile conoscere, data la particolare inopportunità della decisione, non si sia trovata una soluzione che evitasse la distruzione del materiale in questione, donandolo ad altre biblioteche».

Il critico letterario chiede inoltre al Ministro, con preoccupazione, di far luce in particolare sui soggetti coinvolti nella decisione di mandare al macero un così copioso materiale di interesse culturale, nonché sui costi dell’operazione di smaltimento.

 

«Sono stati scartati solo materiali non inventariati, tenuto conto che l’Istituto ha il diritto di selezionare le unità documentarie all’interno della raccolta», ha replicato Boniolo. A sostegno della criticata decisione è intervenuta pure Anna Maria Battizocco, curatrice delle opere di Gian Antonio Cibotto, sostenendo che lo stesso scrittore polesano avrebbe disposto di mandare al macero una quota minima della produzione, pari al 10% dei 40mila volumi donati.

Sulla vicenda era intervenuto nello scorso mese di novembre pure il Consigliere Comunale Ivaldo Vernelli, che aveva chiesto agli assessori e ai dirigenti competenti se l’Amministrazione comunale, in quanto comproprietaria del materiale, fosse stata avvertita e se avesse dato il proprio consenso all’operazione. Vernelli aveva chiesto anche quali fossero stati i costi dello smaltimento e perché i libri, invece che distrutti, non fossero stati venduti o donati ad altre biblioteche.

Pure Valentina Noce, vicepresidente dell’Accademia dei Concordi di nomina comunale, era parsa stupita del destino riservato a tanta parte dei libri di Cibotto e sorpresa del fatto che non ne sapesse nulla in qualità di membro del cda. La Noce, in nome di tutti i consiglieri nominati dal Comune e dalla Provincia sulla questione del censimento e smaltimento di duemila tra volumi, foto, riviste appartenute allo scrittore polesano, ha sollecitato un consiglio di amministrazione straordinario cui ha partecipato anche l’assessore alla cultura Alessandra Sguotti.

La vicenda dei libri mandati al macero dall’Accademia dei Concordi ha segnato negativamente, per la città di Rovigo, la fine del 2018 e svilisce il valore del lascito del compianto scrittore e poeta polesano.

Toni – così era ricordato, con affetto, dai suoi concittadini – aveva dotato la città di un patrimonio culturale unico, costituito anche da numerosi volumi comprendenti anche la propria produzione letteraria.

 

Cibotto fu il cantore delle tragedie del Polesine (celebri sono rimasti Cronache dell’alluvione – 1954 –  e La rotta – 1962), ma anche il narratore della strage del Vajont (Stramalora, 1982). Il suo capolavoro è però considerato il romanzo Scano Boa (1961), che racconta la cruda, disperata storia della fiera solitudine di un vecchio pescatore.  Non a caso, il critico Paolo Baldan spiegò che il romanzo sembra riprendere «un motivo di Hemingway, tanto che verrebbe voglia di sostituire il titolo cibottiano con Il vecchio e il Delta, anche se questa vicenda è di una chiusa ferocia, che rende quella raccontata dall’americano poco più di una favoletta edificante». Cibotto è stato inoltre mentore di scrittori, registi, attori. Si può affermare, senza esagerazione, che una grossa fetta della cultura italiana della seconda metà del Novecento sia stata aiutata a nascere proprio da lui. Eppure, la storia di Cibotto nacque nella modesta provincia rodigina.

La sua biblioteca – come la sua produzione letteraria – raccoglie tanti ricordi, racconti e personaggi di un mondo antico, radicato alla terra, oggi quasi scomparso. Essa costituisce – secondo molti – un’inestimabile eredità, da difendere e custodire contro il rischio della dispersione e del macero.

Pierfrancesco Divolo

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