Veneto

Scuola senza certezze. Dopo Veneto anche Friuli e Marche

A due giorni dall’inizio della scuola, centinaia di migliaia di studenti non sanno ancora se e quando rientreranno in aula. È l’ennesimo schiaffo in faccia a una generazione che da quasi un anno è agli ultimi posti nelle priorità dell’Italia. Proprio ieri l’Istituto superiore di sanità ha pubblicato i dati più recenti sul contagio nelle scuole spiegando che il sistema scolastico non è fra i principali contesti di trasmissione del virus: tra il 31 agosto e il 27 dicembre sono stati rilevati 3.173 focolai in ambito scolastico, il 2% del totale dei focolai nazionali. Il tasso di ospedalizzazione nella popolazione in età scolare è stato dello 0,7% a fronte dell’8,3% nel resto della popolazione.

Il governo e le risposte dei presidenti

Anche il pressing del governo pare servire a poco. Molte Regioni stanno optando per il rinvio. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Marche hanno annunciato il proseguo delle lezioni a distanza fino a fine gennaio (le Marche indicano sul calendario la data del 31). Per tornare in aula, è la linea, bisognerà attendere febbraio. «Le Regioni riflettano bene sulle conseguenze per studenti e famiglie. Il governo ha mantenuto gli impegni, ognuno faccia la propria parte», arriva il messaggio dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. E il ministro Francesco Boccia ammonisce che «se si sposta la ripartenza delle scuole a fine gennaio e si mantiene la riapertura dello sci il 18 gennaio, c’è qualcosa che non torna». La scuola è una priorità, replica il presidente del Friuli Venezia, Giulia Massimiliano Fedriga, «ma la si tutela se si comincia e si finisce l’anno scolastico in presenza, non se si fanno “stop and go” continui».

Zaia si fa sentire

Identico il tono del presidente del Veneto, Luca Zaia: «Non mi sorprende che la ministra Azzolina si batta per la riapertura, ma in questo momento non è prudente. La situazione sta degenerando e bisogna rispondere con misure ad hoc». Giovanni Toti, che guida la Liguria, non ha ancora preso una posizione sul rinvio ma precisa che «sarebbe insensato mandare a scuola i nostri ragazzi giovedì e venerdì per poi chiudere di nuovo lunedì nel caso dovessimo avere di nuovo parametri negativi». Non è questione di colore politico. Anche nel Lazio prevale un prudente scetticismo e si prende in considerazione l’ipotesi di spostare l’apertura delle scuole superiori all’11 o al 18 gennaio. Lo stesso in Puglia dove non è escluso un rinvio delle lezioni in presenza. La Lombardia si dice pronta alla riapertura però, spiegano dalla Regione, il buon senso impone prima di capire cosa succederà nei prossimi giorni.

Chi parte

Chi sicuramente partirà il 7 gennaio è la Toscana. «Saremo minoritari, ma siamo convinti che il rapporto con gli insegnanti e tra studenti sia essenziale, quindi, anche complice il fatto che con i dati ce lo possiamo permettere, in Toscana il 7 gennaio si riparte con le scuole secondarie superiori», annunciano il presidente della Toscana Eugenio Giani e l’assessora all’Istruzione Alessandra Nardini. Anche in Sicilia ci si prepara per la riapertura l’8 gennaio, con le superiori eventualmente al 50% fino al 18 gennaio, quando, se la curva epidemiologica lo permetterà, la percentuale salirà al 75%. In Campania le scuole riapriranno lunedì 11 gennaio, ma torneranno in classe solo gli alunni della scuola dell’infanzia e delle prime due classi della primaria, come era prima della chiusura per la pausa natalizia. A partire dal 18 gennaio sarà valutata dal punto di vista epidemiologico la possibilità del ritorno in presenza per le elementari e poi, dal 25 gennaio, per la secondaria di primo e secondo grado.

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