Veneto

Senza Pfizer sospese le nuove vaccinazioni

Doccia fredda, anzi gelata, sul piano vaccinale. In Veneto, la riduzione nelle forniture anti-Covid annunciata dalla casa farmaceutica Pfizer si tradurrà nell’immediato nel dimezzamento delle fiale disponibili, con conseguente rallentamento della campagna in atto: «Nei prossimi dieci giorni sospenderemo ogni nuova vaccinazione riservando tutte le dosi disponibili ai richiami», avverte Luciano Flor, il direttore della sanità veneta. «Sono sorpreso e molto preoccupato, questa decisione unilaterale altera il nostro cronoprogramma. Il produttore promette che tra una settimana la normalità sarà ripristinata ma nel frattempo scontiamo risorse fortemente limitate» aggiunge. Nel dettaglio, ammontano a 102.089 le vaccinazioni eseguite ad oggi in Veneto, pari al 100% della prima e seconda fornitura ricevute; l’ultima, giunta martedì, è stata consumata al 62%, destinando la quantità restante alla tornata dei richiami che assorbiranno anche il lotto (dimezzato, appunto) atteso martedì: a conti fatti, quindi, le inoculazioni possibili – destinate al personale sanitario e alle case di riposo non saranno superiori a 40 mila.

Il disagio

Ad aggravare il disagio, l’impossibilità di interloquire con Pfizer, magari per negoziare una rimodulazione delle consegne che privilegi le regioni più attive, evitando inutili stoccaggi. Al contrario, la redistribuzione varata da Pfizer, che accede direttamente ai centri vaccinali regionali, infligge al Veneto primatista un taglio del 53% (dalle previste oltre 46 mila a 22.330 dosi)analogo a quello inferto a Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Sardegna; altre aree del Paese registrano flessioni varianti dai trenta ai dieci punti percentuali; per alcune, infine, il saldo è zero.

Logica capovolta rispetto al criterio premiale della virtuosità sollecitato dai governatori? «Non abbiamo margini di interlocuzione, i lotti arrivano direttamente al territorio designato, siamo fortemente contrariati da questa palese violazione degli accordi contrattuali», è il commento raccolto nello staff del commissario all’emergenza, Domenico Arcuri.

Interviene Flor

«Siamo impotenti, è una situazione frustrante», rincara Flor «la campagna antinfluenzale ha ampiamente dimostrato che la nostra sanità è in grado, senza fatica, di iniettare fino a un milione di dosi al mese; invece ne riceviamo sì e no 40 mila la settimana».

Scuole in presenza

Quello delle scuole superiori, elettrizzate dalle sentenze del Tar che in Lombardia, Friuli ed Emilia hanno accolto la tesi di quanti chiedono il ripristino delle lezioni in presenza: «Il comitato Priorità alla Scuola sta preparando un ricorso urgente anche in Veneto», fa sapere Tommaso Blancuzzi, della Rete studenti medi «confidiamo che sarà accolto ma non ci nascondiamo le difficoltà di un rientro in assenza di risorse e misure di sicurezza, a cominciare dai trasporti».

I medici

Quello del testing: «La Regione finalmente si adegua alle direttive nazionali sui tamponi rapidi nello screening periodico del personale sanitario e delle case di riposo, indicando alle Ulss, quale unica via, quella dei tamponi antigenici di terza generazione e dei molecolari», canta vittoria Alessandro Bisato, il segretario del Pd veneto «Era ora. ed è giusto che la diffida inviata nei giorni scorsi dal sindacato dei medici ospedalieri Anaao abbia sortito gli effetti sperati. Spiace soltanto che si debba arrivare a evidenziare tensioni e a lanciare allarmi pubblici per vedere riconosciute le proprie ragioni».

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