Veneto

Lo sfruttamento delle acque a Belluno. È polemica

Continua da anni ormai a Belluno, lo sfruttamento senza regole delle acque a danno dell’ecosistema e come spesso accade, a vantaggio di pochi. Siamo cresciuti con l’idea che idroelettrico sia sinonimo di bello, che possiamo usufruire dell’energia prodotta dall’acqua per creare energia pulita a zero emissioni; ma in realtà la questione è ben più complessa con problematiche ambientali e speculative anche significative.

Storia della sfruttamento delle acque a Belluno

sfruttamento acque belluno

Solo nella provincia di Belluno, il bacino idrografico del Piave è un esempio dell’iper sfruttamento di questa risorsa: infatti risulta essere il più artificializzato d’Europa con circa il 90% delle sue acque già utilizzate a scopi idroelettrici.

La storia

È una storia che risale ai primi anni ’20 del ‘900, quando iniziò la corsa all’oro blu dolomitico che ebbe poi la sua massima espansione nel secondo dopoguerra. L’epoca delle dighe e delle grandi strutture ingegneristiche, delle aziende come la SADE, principale colpevole della tragedia del Vajont del 9 ottobre del 1963.

Il Vajont

Nemmeno la morte di quasi 2000 persone riuscì a soddisfare la sete d’acqua di quel periodo che anzi lasciò dietro di sé ben 87 impianti per la produzione idroelettrica, 2 laghi naturali ampliati, 200 km di gallerie, 12 serbatoi artificiali.

Dopo un periodo di leggera flessione, con i primi anni ’80 assistiamo ad un ritorno dell’idroelettrico, quando il Consorzio Bim Piave che raggruppa quasi tutti i comuni della provincia commissionò alla ditta Zollet di Santa Giustina (Bl) una studio per la realizzazione di nuovi impianti.

Oggi

La stessa cosa sta accadendo in questi mesi con la corsa ad accaparrarsi il restante 10% delle acque ancora disponibili.

Le proteste dei cittadini

Nel tentativo di arginare questo iper-sfruttamento, negli anni si è formato un Comitato Bellunese Acqua Bene Comune (ABC), ispirato al lavoro di Renzo Franzin. Un gruppo che è stato in grado di mettere in atto una campagna di informazione e di studio sulle problematiche dello sfruttamento.

Lo studio sullo sfruttamento

Proprio attraverso questo studio, è emerso il mancato rispetto delle regole europee sulla tutela dei corpi idrici e la mancanza preoccupante di regolamentazione nel settore.

Il nuovo allarme di questi giorni

Ormai da anni la situazione non vede alcun cambiamento di sorta, ma in questi giorni qualcosa ha scosso l’opinione pubblica. Infatti i ministri Di Maio e Costa hanno ceduto alle pressioni della Lega e sono sul punto di introdurre nuovamente l’incentivo al mini idroelettrico che metterebbe così in pericolo gli ultimi torrenti naturali rimasti non sfruttati, a favore di interessi privati. Si parla soltanto nel bellunese di 80 nuovi progetti.

I dati sullo sfruttamento

Una scelta veramente discutibile quella del governo dato che, secondo i rapporti del Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi, il contributo di questi mini impianti idroelettrici risulta veramente trascurabile rispetto al fabbisogno energetico nazionale.

La produzione

Inoltre i dati parlano chiaro: dal 2014 la produzione di energia idroelettrica è in calo; nel 2017, nonostante fossero entrate un funzione da solo un anno 538 nuovi impianti, è diminuita ancora. Tutto questo è dovuto ai cambiamenti atmosferici, a fatti meteorologici senza controllo da parte dell’uomo.

Le cause

Bisogna evidenziare come l’energia idroelettrica in Italia sia ormai ipersfruttata, e come i piccoli impianti oltre a elargire una quantità di energia bassa, risultano essere anche più costosi.

Iper sfruttamento

La causa di questo ipersfruttamento va ricercata negli “incentivi verdi”: infatti l’energia prodotta da queste centrali viene venduta al triplo del prezzo normale e questo ha permesso la formazione di impianti che sarebbero stati economicamente insostenibili.

Le procedure contro lo sfruttamento

sfruttamento acque belluno

L’Europa ha aperto una procedura per il mancato rispetto delle direttive europee e solo a Belluno la Cassazione ha dato ragione in due casi a chi si opponeva allo sfruttamento intensivo delle acque: infatti per due torrenti, il Grisol e il Talagona, il giudice si è opposto alla costruzione di nuovi impianti.

Nuove opere di sfruttamento

La realizzazione di nuove opere potrebbe quindi portare ad una sanzione europea che andrebbe a gravare ancora una volta sulle tasche degli italiani, costretti a pagare due volte per degli impianti del tutto superflui.

Mini Idroelettrico

La nuova reintroduzione dell’incentivo al mini idroelettrico potrebbe quindi costare caro al nostro territorio mettendo in pericolo la salvaguardia di quei pochi torrenti vergini da sfruttamenti di questo tipo.

Massimiliano D’Alpaos

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