Veneto

«Stato di emergenza». Si di Conte

Conte: “Nel Consiglio dei ministri adotteremo il decreto che dichiara lo stato di emergenza. Ci è stato chiesto dal presidente della Regione. Questo ci consentirà di varare le prime dotazioni finanziarie per quanto riguarda le spese di primo soccorso e volte a ripristinare la funzionalità dei servizi. Per quanto riguarda invece il ristoro dei danni ci sono due fasi. La prima ci consentirà di indennizzare privati ed esercenti commerciali, sino a un limite rispettivamente di 5mila e 20mila euro. Questi soldi potranno arrivare subito. Chi ha danni più consistenti li quantificheremo con più calma e potranno essere liquidati”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Venezia. 

La conta dei danni

La conta dei danni fa paura. Basterà lo stato di emergenza? Più di un miliardo tra chiese, commercio e trasporti spezzati dalla mareggiata. Impianti elettrici, merce da buttare. Rabbia, dolore e danni da un miliardo di euro. Gondole capovolte all’ingiù come corpi inermi, imbarcaderi di Actv che diventano montagne da scalare e bloccano le corse dei vaporetti che l’ha duramente colpita mercoledì, 13 novembre. La furia dell’acqua ha distrutto edifici pubblici e privati e la conta dei danni è destinata a salire tragicamente.

La furia dell’acqua sulle chiese e i beni culturali

È un bollettino di guerra quello che riguarda i danni subiti dalle chiese veneziane per l’acqua alta eccezionale di martedì sera, che non ha risparmiato quasi nessun luogo di culto, ma con situazioni differenziate, segnalate dai parroci in patriarcato, in molti casi con forti preoccupazioni. L’acqua ha letteralmente invaso chiese come quelle di Sant’Alvise, San Girolamo, Santa Sofia e San Marcuola. “Alluvionata” anche la chiesa di San Giacomo dall’Orio – e molta acqua anche a San Simeon Grande. Difficile ora fare una prima conta dei danni complessivi che l’acqua alta eccezionale ha provocato al complesso delle chiese di Venezia, anche perché solo con il passare del tempo il salso e l’umidità presenteranno il conto. Gli unici soggetti che continuano a investire con regolarità con interventi di restauro sul patrimonio delle chiese veneziane restano i Comitati privati internazionali per la salvaguardia di Venezia. Che non possono, però, pensare anche alla manutenzione.

Un lungo elenco per lo stato di emergenza

L’acqua non ha risparmiato la chiesa di San Moisè – in una delle parti più basse della città, vicino a Piazza San Marco – ma l’alta marea si è fatta sentire pesantemente anche sulla chiesa di San Cassiano dove il prezioso crocifisso ligneo che la adorna è stato posto più in alto, al riparo, proprio per risparmiarlo dalla corrosione – mentre a Santa Maria Mater Domini, l’afflusso dell’acqua è stato tale da impedire di fatto l’accesso alla chiesa. “Sotto” anche la chiesa di San Canciano e l’acqua alta non ha risparmiato la chiesa dei Carmini e quella di San Donato e Murano. L’acqua nella serata di martedì ha fatto il suo ingresso anche ai Gesuati e in parte anche in quelle di Santo Stefano e a San Martino. È entrata anche nella sede del Seminario Patriarcale, sia pure in modo limitato, un fatto che non si era mai registrato in precedenza a conferma dell’eccezionalità della situazione.

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