Veneto

Stiamo per entrare nel vortice dei contagi e martedì stop agli interventi e alle visite specialistiche in ospedale

Appello ai miscredenti della pandemia, alle folle che ingannano la giornata con il bicchiere di Prosecco in mano e si abbronzano all’ultimo sole dell’estate di San Martino: portate sempre la mascherina se volete salvare la pelle e non finire su un letto d’ospedale con il ventilatore d’ossigeno. «Siamo nel cuore della pandemia che dura di media 90 giorni. Ci saranno altre due settimane di forte crescita dei contagi, stiamo per entrare nel vortice dell’uragano e quindi abbiamo deciso di inchiodare le porte di casa per reggere meglio alla tempesta». Il messaggio di Luca Zaia è molto netto e la metafora altrettanto chiara: da martedì gli ospedali chiudono le porte all’attività programmata nelle sale operatorie e alle visite specialistiche. Il motivo? Bisogna liberare personale e reparti per assistere i pazienti Covid. E le terapie intensive vanno riservate ai casi più gravi per limitare i decessi.

Rischio giro di vite

Insomma, scatta il giro di vite come a marzo: allora il lockdown di 8 settimane portò al blocco di 20 delle 80 milioni di prestazioni erogate in un anno. Lo stop d’autunno dovrebbe essere meno traumatico: si spera duri 3 settimane, tutto dipende dalla curva dei contagi che non si ferma.

Non andate al pronto soccorso

Il presidente della giunta regionale ha aggiornato sull’evoluzione della pandemia: altre 3.820 perone positive al test su 30 mila tamponi tra molecolari e rapidi. Per l’Iss e il Cts contano solo quelli supersicuri difesi con tenacia dal professor Crisanti e il rischio di superare l’1,5% di RT è reale. A casa sono curate 17.940 persone in isolamento, mai i tempi dell’assistenza sono lunghissimi, come dichiara Cristina Marzano, docente universitaria di Chimica a Padova, e il marito Andrea Balbo che denunciano i disservizi degli operatori Sisp costretti a fare i miracoli con 9.200 pazienti.

L’appello

Aumentano i ricoveri a quota 1.440 e altre 19 persone sono entrate in terapia intensiva, che ha già 193 letti occupati. Incombe quindi la fase 4, emergenza vera con gli ospedali che saranno riorganizzati per accogliere l’ondata di malati attesa nelle prossime settimane. Zaia lancia un appello: non intasate i pronto soccorso. Il 70% dei 3 mila pazienti che fa la coda ogni giorno al triage poi torna a casa, ma un 30% ingrossa l’esercito di malati. L’appello di Zaia è uno solo: chiamare il medico di base o il numero verde, segnalare la sintomatologia e attendere le indicazioni su come effettuare il tampone.

La circolare Masullo

Da martedì quindi scatta il giro di vite negli 11 ospedali Covid del Veneto e anche nelle altre strutture, solo Padova e Verona molto probabilmente potranno continuare parte dell’attività ordinaria al Sant’Antonio e al Borgo Roma. Ma tutto è legato all’evoluzione dei contagi e nel suo primo documento il dg ad interim Gianluigi Masullo spiega che è sospesa «l’attività chirurgica programmata che prevede il ricovero in terapia intensiva». Stop anche alla libera professione intramoenia e alle visite specialistiche in ambulatorio nelle strutture pubbliche e in quelle private convenzionate. Per farla breve, stop alle protesi dell’anca che slittano al 2021 e anche all’operazione della cataratta.

Cosa non cambia

Non sarà ovviamente un blocco totale, i trapianti di cuore non si fermano come prosegue l’attività oncologica con il protocollo integrato della chemio e radioterapia. Lo stesso provvedimento entra in vigore anche per le strutture private convenzionate, ad accezione della categoria Urgente che va assolta in 72 ore, mentre per la categoria B l’esame va effettuato entro 10 giorni. «Dobbiamo riorganizzare l’attività interna per recuperare personale per gestire le terapie intensive e le sub. Se vogliamo fronteggiare l’emergenza sarà decisiva la collaborazione con i privati. Abbiamo bisogno di specialisti in rianimazione e anestesisti» spiega l’assessore Manuela Lanzarin.

Perché siamo arrivati al giro di vite?

La risposta va cercata nel numero di malati in terapia intensiva: siamo a 193 con altri 1440 ricoveri Covid e tra qualche giorno si entra nella fascia 4, la soglia d’allarme grave. «Rispetto alla pandemia di marzo, abbiamo atteso oltre un mese prima di far scattare il provvedimento restrittivo, ci auguriamo che lo stop duri 2-3 settimane per poi tornare alla normalità. Non si discutono l’oncologia e gli screening di prevenzione», spiega l’assessore. Che lancia un messaggio di speranza: se tutti portano sempre la mascherina non esiste il rischio di finire nella fascia arancione, con la chiusura dei negozi tutto il giorno. Insomma, chissà se il popolo degli spritz alle 3 del pomeriggio imparerà a usare la cannuccia sotto la mascherina…

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