Veneto

Studio sulla popolazione del Veneto per tracciare il virus

Uno studio epidemiologico su un campione indistinto, per capire quanto è malata la popolazione. L’ha commissionato la Regione Veneto all’Università di Padova, cambiando la prospettiva che ogni giorno dall’inizio della pandemia alimenta la macchina dei tamponi. «Fino a oggi abbiamo indagato chi sospettiamo abbia avuto un contatto con il virus. Ora io dico: andiamo a verificare una popolazione neutrale e vediamo quanto è alta l’incidenza», spiega il governatore del Veneto Luca Zaia, che ha richiesto lo studio e sta seguendo passo-passo la sua ideazione.

Il progetto

«Faremo uno screening su una popolazione indistinta. Creeremo un campione rappresentativo e andremo a misurare l’incidenza del contagio. Convocheremo una cassiera, uno studente, un pensionato e così via, fino ad avere un gruppo buono per il test».

Il coordinatore

A coordinare il progetto sarà il professor Vincenzo Baldo, del Dipartimento di Medicina Molecolare, il Vimm. A Bolzano sono stati fatti test di massa alla popolazione. Questo voluto da Zaia è qualcosa di diverso, la cui pietra angolare è appunto la creazione di un campione rappresentativo di popolazione da sottoporre ai tamponi. Il contesto in cui matura questa scelta è quello di un Veneto in cui si stanno impennando i contatori: oltre 3.600 positivi nella giornata di sabato, altri 3.400 ieri e un indice Rt a 1,1. Il Veneto ha superato la Lombardia e sta scalando la classifica delle regioni maggiormente colpite dal Covid.

Per restare in zona gialla

«Attenzione, la zona gialla non resterà a vita. Se non si rispettano le regole arriveranno le restrizioni», avverte Zaia, che segue la situazione giorno per giorno. «Attenzione però, bisogna saper leggere i dati. È vero che abbiamo un numero alto di positivi ma facciamo 60 mila tamponi al giorno. I numeri assoluti, da soli, non significano niente». Allora Zaia compara i dati di cui è a disposizione e sviluppa il suo ragionamento: «Faccio un esempio: il 21 marzo scorso con 2.170 tamponi avevamo 412 positivi. L’incidenza si attestava sul 20 per cento. Oggi siamo a 6,93. E poi c’è un altro aspetto chiave. Noi siamo quelli con il contact tracing più alto in Italia: l’85 per cento. Quando c’è una persona positiva noi intercettiamo i colleghi di lavoro, le frequentazioni, i familiari. E tamponiamo tutti. Abbiamo messo in piedi una macchina davvero efficace. L’infezione c’è ma la stiamo gestendo».

Terapie intensive

C’è un altro dato preoccupante che riguarda il Veneto: il 50 per cento dei pazienti che entra in terapia intensiva muore: uno su due. «In terapia intensiva si muore ma noi abbiamo due livelli intermedi molto importanti prima. Ci sono le cure domiciliari con i medici di base e le unità speciali Usca: sono il primo sbarramento. Poi ci sono i pazienti seguiti in ospedale. Chi arriva in Rianimazione è davvero grave». Anche il numero di ricoverati supera quello di marzo: 2.400 contro i 3.100 di oggi. «Il virus corre di più perché non abbiamo fatto il lockdown. I cittadini devono capire che non devono creare assembramenti e invece, a volte, continuano a incanalarsi in situazioni potenzialmente rischiose».

Serve responsabilità

Il governatore Luca Zaia segue l’andamento sanitario ma dalla cabina di regia monitora anche i flussi nei centri storici delle città del Veneto. «La zona gialla non è un magheggio, è il frutto di calcoli specifici. Gli indicatori, attualmente, sono da zona gialla ma non possiamo gongolare. Si può cambiare da un momento all’altro e il giallo può diventare rosso». Ieri sera Zaia ha rilanciato una proposta: «Tamponi fai da te per mettere al sicuro il pranzo di Natale».

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