Veneto

Tensioni senza nuovo approccio

«Visto che dicono che sconfino, ecco qua, ho firmato una nuova ordinanza». Al sottosegretario Achille Variati, che criticava le misure regionali del 24 aprile («Zaia ha sconfinato», ha dichiarato appunto il rappresentante dell’Interno al gruppo Athesis), il Luca furioso risponde con un’altra serie di allentamenti in Veneto. «Non possiamo diventare cavie da laboratorio, dobbiamo anche vivere», rilancia il governatore, sull’onda di un malcontento popolare per il decreto sulla fase 2 che gli fa confidare: «Sono molto preoccupato per le tensioni sociali. E’ il momento di cambiare approccio. Così creiamo solo problemi». 

Alveare di norme

Dopo l’annuncio del premier Giuseppe Conte, Zaia è deluso e arrabbiato. E non fa nulla per nasconderlo. «Ci vuole senso di responsabilità e obiettività nel valutare i provvedimenti. Ma per quanti ne mettiamo, non si può non rilevare che queste indicazioni creano fibrillazione. I veneti non sono irresponsabili, non siamo una comunità di bambini da educare. Ma con il virus bisogna convivere, quindi il sacrificio si può fare, non protrarre in questa maniera. Gli scienziati diranno sempre che bisogna chiudere tutto e girare con gli scafandri. Però alla fine spetta a noi trovare una posizione di equilibrio, che non è politica ma sostenibilità».

Tensioni tra Regione e Governo

E che non corrisponde al punto di mediazione indicato dal Governo, secondo il leghista. «Come facciamo a dire che in un bus di 35 metri quadri possono salire in 15 e in un negozio di 40 può entrare una sola persona? Come si può dire che non si faranno le elezioni dal 15 luglio, quando dal 1° giugno bar e ristoranti saranno già aperti? E come possiamo dire a parrucchieri, barbieri ed estetiste che dovranno aspettare fino a quel giorno, quando comunque ci sarà ancora il virus che c’è adesso? Sarebbe come chiudere le strade perché ci sono gli incidenti in moto. Casomai obblighiamo a usare il casco. Bisogna rovesciare l’approccio o creiamo tensioni. Ora il Governo parte da ogni singola bottega e costruisce un alveare di norme per arrivare al cittadino. Chiaro che così si incaglia tutto. Quindi per una volta proviamo a fare gli anglosassoni. Si deve mettere in sicurezza il cittadino con i dispositivi di protezione e poi aprire tutto quello che è possibile. Ragionando su eventuali focolai se e quando dovessero scoppiare».

Nessuna contrapposizione ma nuovo approccio senza tensioni

Zaia assicura di non avere «nessuna volontà di contrapposizione», di non voler «politicizzare il momento, perché se anche Matteo Salvini dice di aprire, lo sostengono prima tutti i governatori». Zaia confida in un confronto senza tensioni «per trovare una soluzione». Ma lo scontro è nei fatti e nelle parole. «Il presidente del Consiglio ha dato due informazioni sbagliate. La prima è stata l’insinuazione che le Regioni non hanno dato collaborazione nei dati sui contagi. Si può dirlo forse di alcune, ma allora bisogna fare i nomi. Perché il Veneto ha sempre comunicato tutto. La seconda, ancora peggiore, è l’accenno alla cassa integrazione. Se non sta arrivando, non è certo per colpa della Regione, che ha fatto un accordo con le banche e le banche stanno aspettando il Governo».

Tensioni sulle mascherine

Frizioni anche sulle mascherine a 50 centesimi («così tutta la produzione nazionale sparisce, noi le abbiamo comprate made in Veneto a 1 euro») e soprattutto sul corridoio per le vacanze fra Croazia e Germania («i tedeschi sono i primi clienti della nostra industria turistica, ma il nostro ministro degli Esteri non se ne occupa»). Insomma, una furia, al di là delle apparenze. «Non stiamo giocando a battaglia navale con il Governo. E lo dice uno che ha sempre avuto un atteggiamento rispettoso e ha fatto squadra con chiunque. Ma vi pare possibile che il problema nazionale sia l’ordinanza sul cibo d’asporto di Zaia?».

Via tensioni e un riferimento a Verga

«Quello del Governo è il sistema migliore per alimentare il conflitto sociale. Con chi mi chiama, cerco di fare il pompiere. Ma ho disposto di rafforzare i servizi di ascolto psicologico. Abbiamo persone sole, chiuse in casa da sessanta giorni, come I Malavoglia a cui capitano tutte le sfighe del mondo. Ricevo un migliaio di messaggi all’ora e tutti mi dicono la stessa cosa. Vogliamo lavorare. Magari non è consuetudine dappertutto, ma qui in Veneto nessuno mi chiede di accedere ad un sussidio o al reddito di cittadinanza. Quindi bisogna finirla di dipingerci come i cinici che pensano solo ai soldi. Qui manteniamo le nostre famiglie e il resto d’Italia, chiaro? Con 150 miliardi di Pil, la nostra recessione è la recessione dell’Italia».

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