Veneto

Test rapidi Covid, la Procura di Padova apre un’inchiesta

La Procura di Padova ha aperto un‘inchiesta per verificare se i test rapidi per il Covid siano affidabili, ovvero se siano in grado di rispettare le prestazioni diagnostiche promesse delle aziende farmaceutiche. L’ipotesi sulla quale si sta procedendo  è di frode in pubbliche forniture.

Il fascicolo e Crisanti

L’apertura del fascicolo, affidato al pm Benedetto Roberti, risalirebbe ad alcune settimane fa. Sarebbero già state sentite alcune persone “informate sui fatti”. A sollevare i dubbi uno studio condotto da un gruppo di professori tra cui il microbiologo Andrea Crisanti.

L’indagine e Report

L’indagine è stato oggetto di un servizio della trasmissione televisiva Report andata in onda il 26 aprile. Nel mirino è finito il dirigente della sanità veneta, Flor che il giorno dopo ha difeso il suo operato minacciando denunce.

Il caso dei tamponi rapidi sta scuotendo tutta la sanità veneta

Proprio sulla precisione dei test antigenici (di prima e seconda generazione) nel rilevare il Coronavirus, e sulla loro comparabilità con i molecolari, è in corso da mesi la dura polemica tra il prof Andrea Crisanti, autore dello studio che ne mette in dubbio l’efficacia, e la Regione Veneto, che ha largamente utilizzato i tamponi “rapidi”. Il microbiologo dell’Università di Padova sarebbe tra le persone già ascoltate dagli investigatori. L’ipotesi da verificare, in sostanza, è se i test rapidi possano aver dato una percentuale di falsi negativi più alta di quella promessa, favorendo la circolazione di soggetti, soprattutto nelle Rsa, che in realtà potevano non essere negativi al virus.

Flor in mezzo per il fuori onda

Una tesi rilanciata anche dall’ultima puntata di “Report”, con un fuori onda nel quale il direttore della sanità veneta, Luciano Flor, ammetterebbe di avere in sostanza nascosto lo studio di Crisanti, per timore di ripercussioni giudiziarie da parte dell’azienda che produce i test rapidi.

La replica di Zaia

Da parte sua il presidente della giunta regionale Luca Zaia ha detto di “non sapere nulla” dell’inchiesta della Procura di Padova sull’efficacia dei test rapidi anti-Covid utilizzati dalla Regione. Il presidente, rispondendo ai giornalisti, ha aggiunto che né lui né i suoi collaboratori sono stati contattati dai magistrati. “Le carte – ha spiegato – vedono comunicazioni tra dirigenti”. Secondo Zaia se vi sarà qualcuno che ufficialmente “chiarirà che i test Abott, usati in tutto il mondo, non funzionano, ma deve scriverlo ufficialmente, la Procura a quel punto potrà dire se c’è qualcuno che deve pagare il conto. Noi abbiamo fatto il nostro dovere, siamo siamo qui a rispondere”

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