Veneto

Toninelli apre un dossier sul Mose

Ci voleva l’acqua alta disastrosa di lunedì per far tornare d’attualità a livello nazionale il tema della salvaguardia di Venezia. Dopo le audizioni parlamentari con i principali attori dell’operazione Mose, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli era rimasto in silenzio sull’argomento. Dopo l’acqua alta alluvionale di inizio settimana, fortunatamente prevista con molto anticipo, è cambiato tutto anche perché se fosse stato in funzione il Mose sulla carta avrebbe potuto fare la differenza. A chiedere di completarlo al più presto sono sia il sindaco Luigi Brugnaro che il presidente della Regione Luca Zaia. «Purché – ha detto quest’ultimo – i costi di gestione non vengano scaricati su di noi».

Proprio il ministro ha ricevuto la visita di alcuni dirigenti del Provveditorato delle Opere pubbliche del Triveneto (già Magistrato alle Acque) che gli hanno portato le carte del Mose, spiegandogli di che cosa si tratta da un punto di vista tecnico, quali sono le problematiche emerse in questi ultimi anni con il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova e le grandi difficoltà attraversate dalle imprese che ne hanno costituito per anni il nocciolo duro. Lo scopo è quello di riprendere in mano un’opera arrivata al 94 per cento di avanzamento lavori e di cui non si è riusciti a testarne almeno in parte l’efficacia perché nessuna bocca di porto (a parte la metà di Treporti) ha paratoie e impianti completi.

Lo scorso settembre, in Parlamento Toninelli aveva rimarcato la paralisi in atto del Consorzio, il soggetto che deve attuare l’opera per conto dello Stato. Al ministro sono stati fatti presente anche i differenti punti di vista tra il Provveditorato, il cui obiettivo è il completamento dell’opera e il Consorzio, che punta soprattutto a muoversi con prudenza per garantire il rispetto della legalità dopo tutto ciò che era successo nel corso dei primi anni Duemila. Toninelli, a margine dell’audizione, non aveva risparmiato un accenno polemico, definendo l’opera una mangiatoia e dicendo che non avrebbe mai partecipato alla sua inaugurazione.

Dopo una diffidenza iniziale, i parlamentari del Movimento Cinque Stelle hanno cambiato opinione sull’opera. Dall’inizio dell’estate anche loro sono per l’ultimazione.
«Con un’opera al realizzata 94 per cento – spiega la deputata Arianna Spessotto – e con tutti i soldi stanziati per ultimarla, non è che ci siano grandi alternative. Poi bisogna vedere se funziona. Adesso – conclude – abbiamo individuato delle strade che stiamo verificando con gli uffici del ministero».

Una di queste strade potrebbe portare ad una modifica della catena organizzativa, date le divergenze di opinioni che sempre di più balzano all’occhio tra i vertici del Consorzio e del Ministero. Questo soprattutto per i ritardi con cui i lavori deliberati e autorizzati dal Provveditorato trovano poi applicazione pratica con il Consorzio. Visto che ormai i soldi per completare l’opera ci sono praticamente tutti, uno dei nodi da sciogliere a cura del ministro sarà sicuramente quello dei rapporti tra Provveditorato e i commissari Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola.
I commissari hanno dovuto affrontare un contenzioso con le tre grandi imprese (Mantovani, Condotte e Fincosit, tutte in grandi difficoltà) e hanno deciso di far lavorare le imprese sane, quelle che hanno sempre lavorato anche se in subappalto. Anche per questo, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, continua ad apprezzare il loro operato.

E.P.

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