Veneto

Tornano i 5 stelle

Clamoroso al Ferro Fini: il Movimento 5 Stelle ritorna in Consiglio regionale. Ribaltando i pronostici usciti dalle urne del 20 e 21 settembre, ieri la Corte d’appello ha emanato il provvedimento di proclamazione degli eletti, che in provincia di Venezia fa rientrare la pentastellata Erika Baldin e fa uscire la zaiana Roberta Vianello, mentre per il resto conferma gli zaiani Nazzareno Gerolimetto a Treviso e Alessandra Sponda a Verona, per cui la maggioranza scende a 41 e l’opposizione sale a 10.

È stata dunque rovesciata la lettura finora data della legge elettorale, nella parte in cui prevede la soglia di sbarramento al 3%: la quota minima per l’ingresso di un partito a Palazzo non viene intesa in relazione alla singola lista (M5s si era fermato al 2,7%), bensì al simbolo che accompagnava il candidato presidente (Enrico Cappelletti era arrivato al 3,2%), un’interpretazione contestata dalla Lega per cui si profila già un ricorso al Tar.

La normativa

Dunque l’Ufficio centrale regionale, presieduto da Francesco Giuliano e composto anche da Fabio Laurenzi e Mariagrazia Balletti, ritiene che la soglia del 3% sia stata superata da «un gruppo di liste della coalizione». Per capire cosa significhino queste parole, occorre rifarsi alla normativa approvata nel 2012 e parzialmente rivisitata nel 2018. L’articolo 13 afferma due elementi. Da un lato, «è definito gruppo di liste l’insieme delle liste provinciali presentate in più circoscrizioni elettorali e contrassegnate dal medesimo simbolo».

Dall’altro, «è definita coalizione il gruppo di liste o l’insieme di gruppi di liste collegati ad un medesimo candidato Presidente della Giunta regionale». L’articolo 21 disciplina poi la clausola di sbarramento: «Non sono ammesse alla assegnazione dei seggi le coalizioni che abbiano ottenuto meno del cinque per cento del totale dei voti validi, a meno che siano composte da almeno un gruppo di liste che ha ottenuto più del 3% del totale dei voti validi espressi a favore delle liste».

Il verdetto

Imagistrati hanno pronunciato il verdetto, a cui sono arrivati in cinque passi. Numero 1: «La percentuale per l’applicazione della clausola di sbarramento da prendere in considerazione è quella del 3%, oltre che, alternativamente, quella del 5% del totale dei voti validi espressi a favore della liste». Numero 2: «Questa interpretazione è in linea con il principio espresso da Corte Costituzionale con pronuncia n.193/2015 che valorizza il vincolo che lega il Consiglio Regionale al Presidente eletto in forza del principio simul stabunt simul cadent (insieme staranno oppure insieme cadranno, ndr.)».

Numero 3, quello cruciale: «L’elettore che ha espresso il proprio voto in favore del candidato Presidente non poteva che avere presente quella unica lista e, pertanto, in favore di quella esprimere consapevolmente il proprio voto». Numero 4: «Solo in tal modo si dà pieno valore alla volontà espressa dagli elettori, al principio di rappresentatività e di tutela delle minoranze». Numero 5: «In tal modo il peso del voto del singolo elettore risulta equivalente a quello espresso dall’elettore che ha votato in favore di un candidato Presidente di una coalizione costituita da liste disomogenee».

La convocazione

È stato quindi fatto valere il principio del favor voti, già invocato con la modifica normativa di due anni fa, quando era stato deciso di ammettere la preferenza anche se scritta accanto al simbolo sbagliato, con il risultato di dare il voto a quell’aspirante consigliere, alla sua vera lista e pure al candidato presidente collegato. «Un boomerang che si è ritorto contro il centrodestra», gongola Piero Ruzzante (Leu), all’epoca contrario. «Giusto così, la volontà dell’elettore è di premiare il presidente», sottolinea Marino Finozzi (Lega), che fu relatore della riforma. La prima seduta del Consiglio sarà convocata «entro il 16 ottobre». Ma già oggi l’Osservatorio elettorale acquisirà i verbali della Corte. Al ricorso della zaiana Vianello, potrebbero sommarsene anche degli altri, dato che comunque viene contestato pure il calcolo dei resti che fa rientrare la pentastellata Baldin anziché altri.

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