Veneto

Trend positivo. Il Veneto riparte

Dipendesse dal governatore Luca Zaia, le aziende potrebbero tutte – ma proprio tutte, anche parrucchiere ed estetiste – riaprire i battenti il 4 maggio. Alcune attività addirittura anche prima. Ma siccome la competenza della chiusura e apertura del mondo produttivo, così come della scuola, è del Governo, il Veneto si è premurato di dire alle aziende cosa dovranno fare quando arriverà il fatidico giorno della Fase 2. Il trend positivo è un bel segnale, ma la cautela va mantenuta. Proprio come affermato dal Governatore: «O moriamo per il virus o per un disastro finanziario. Dobbiamo imparare a conviverci. Almeno fino a quando non ci sarà un vaccino Ad esempio, dovranno avere non più solo il responsabile della sicurezza, ma anche un Covid Manager così definito. Referente unico per l’attuazione delle misure di prevenzione e punto di contatto per le strutture del Sistema sanitario regionale. E giusto per vedere se questo piano funziona operativamente, e non solo sulla carta, è già partita una sperimentazione che coinvolge 10 aziende, tutte in provincia di Padova, per complessivi 1.000 lavoratori. L’obiettivo è di raddoppiare il campione, anche in altre province arrivando a 20 imprese e 3.000 lavoratori.

Sicurezza e trend positivo

Il piano – intitolato Fase 2 Progetto per la riapertura delle attività produttive e redatto, come ha specificato Zaia, dalla responsabile della Prevenzione Francesca Russo – è stato presentato alle categorie produttive e ai sindacati dall’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin. Nulla a che fare con il piano dell’Università di Padova. «Non siamo qui a smistare carte, ma a recepire proposte», aveva puntualizzato, stizzito, Zaia durante la conferenza stampa dalla sede della Protezione civile a Marghera. «Bisogna partire subito con un piano per la messa in sicurezza nelle aziende. E la decisione spetta alla scienza e alla politica perché ci vuole buon senso, equilibrio. Sono due le linee di pensiero. La prima aprire quando il virus non ci sarà più e saremo tutti morti, oppure aprire e convivere con il virus. Che è esattamente tutto quello che hanno fatto gli altri Paesi nel mondo. E io tra queste due linee non ho dubbi».

Trend positivo e pianificazione

In cosa consiste il piano? Sostanzialmente si tratta di un protocollo di sicurezza sanitaria sia per i lavoratori che per i titolari e fornitori. E non è un lavoro definitivo, tanto che alle parti sociali è stato chiesto di presentare eventuali osservazioni o rilievi entro le ore 12 di lunedì. Sono previste tre fasi. L’individuazione in ogni azienda di un Covid-Manager come figura di riferimento dell’intero processo (potrà coincidere anche con figure già esistenti, ad esempio il responsabile della sicurezza). La definizione di un Piano aziendale dei rischi Covid. La definizione e applicazione rigorosa di dieci indicazioni operative da attuare in azienda, tra cui l’igienizzazione e sanificazione degli ambienti di lavoro. Poi la rilevazione della temperatura corporea di lavoratori, fornitori, visitatori, l’obbligo di guanti e mascherine, il distanziamento sociale (almeno un metro), fino all’uso razionale dei test.

La sperimentazione

Accanto al manuale per la riapertura contenente indicazioni operative ed organizzative che ogni attività imprenditoriale dovrà seguire per rimettersi in marcia, c’è anche il progetto pilota che ha l’obiettivo di testare il modello (sanitario-scientifico, organizzativo ed informativo) e valutarne l’estensione su scala più ampia. La sperimentazione è già partita nell’area del Padovano. Ma sarà raddoppiata. Tant’è che l’assessore Lanzarin ha detto alle categorie di presentare i nomi delle imprese che volessero essere inserite. 

E poi c’è l’importante tema dei controlli in collaborazione con i Medici del lavoro delle rispettive aziende. Controlli, sia chiaro, che non potranno essere obbligatori. Servirà un accordo aziendale e potranno essere fatti solo su base volontaria. Questo è un punto su cui i sindacati cercheranno di fare chiarezza. Il piano, comunque, prevede che ogni singola azienda presenti la lista dei lavoratori reintegrabili o da sottoporre a controllo. A seconda del profilo del lavoratore è così previsto. Se guarito, il test rapido ogni 30 giorni. Se immunizzato, il test rapido ogni 20 giorni. Poi se suscettibile, il test rapido ogni 10 giorni.

Le reazioni al trend positivo

Pur riservandosi di valutare con attenzione il piano, i sindacati hanno espresso parere favorevole in merito al fatto che il Veneto si allineerà alle decisioni nazionali. «L’assessore Lanzarin – hanno detto Christian Ferrari (Cgil), Gianfranco Refosco (Cisl), Gerardo Colamarco (Uil) – ha affermato che non ci sarà nessuna forzatura. Tutto sarà deciso in coordinamento con il Governo e le autorità sanitarie nazionali. Si tratta di una novità importante che non possiamo non salutare con soddisfazione». E l’assessore al Lavoro, Elena Donazzan, ha ricordato. «I dati degli Spisal, con più di 5400 imprese controllate per oltre 230 mila lavoratori, ci restituiscono la fotografia di un Veneto rispettoso delle prescrizioni di sicurezza. E attento ad osservare le misure precauzionali per prevenire il contagio del virus». Insomma, il Veneto è già pronto. Del resto oltre la metà delle aziende è già al lavoro e lunedì riapriranno a Nordest altri stabilimenti, sia pure a scaglioni. 

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